Pubblicato il da Giuseppe "Pidduv" Messineo

Continua a far discutere l'oramai famoso 'Decreto Dignità' che dovrebbe mettere la parola fine a tutta la pubblicità sul gioco d'azzardo. Sull'argomento è intervenuto anche Giulio Coraggio, esperto di gioco internazionale e legale dello studio DLA Piper.

 

Non si placano le polemiche intorno al probabile arrivo del divieto totale della pubblicità sul gioco d'azzardo. Il controverso 'Decreto Dignità', spinto dal nuovo Governo, sta infatti creando tantissimo malumore non solo su chi negli anni ha investito e tanto in questo mercato ma anche su chi si occupa di legislazione del settore.

Per molti infatti il decreto è una misura estrema che rischia di diventare incostituzionale. Lo afferma anche Giulio Coraggio, esperto di gioco internazionale e legale dello studio DLA Piper:

"Secondo il progetto che è stato diffuso, questo divieto proibirebbe qualsiasi tipo di pubblicità, sponsorizzazione e promozione di  marchi di gioco con vincite in denaro sia offline che online. La violazione di tale divieto sarebbe punita con multe tra €50.000 a €500.000 dirette sia all’inserzionista che ai media su cui è diffusa la pubblicità.

Non viene fatto alcun riferimento né ai tempi di applicabilità del divieto, né al fatto che si applicherà a chi a licenza o a chi sta attendendo il rinnovo o di ottenerne una. Non viene fatto riferimento alla copertura finanziaria di tale legge, ma viene solo fatto riferimento al fatto che non deve avere un impatto sui conti pubblici.

Da un punto di vista puramente politico questo divieto promuoverà considerevolmente il gioco d’azzardo illegale poiché la possibilità di eseguire pubblicità è il principale vantaggio degli operatori con licenza rispetto agli operatori non autorizzati. Gli operatori senza licenza continuerebbero a fare pubblicità sui siti web affiliati stranieri poiché sarebbe molto difficile far rispettare il divieto nei loro confronti e nei loro affiliati, mentre gli operatori autorizzati sarebbero obbligati a rispettare il divieto. Ciò vanificherebbe gli sforzi compiuti dall’autorità italiana per il gioco d’azzardo durante almeno l’ultimo decennio per regolamentare il gioco d’azzardo online.

Tuttavia, sotto il profilo giuridico, questo divieto è così ampio che potrebbe impedire qualsiasi comunicazione al pubblico dell’attività degli operatori di gioco online. Infatti, a differenza degli operatori terrestri che hanno sale da gioco/negozi di scommesse sportive nelle strade attraverso le quali attirare giocatori, gli operatori di gioco online sono obbligati, in base all’accordo di licenza con l’autorità italiana del gioco, a commercializzare i loro prodotti solo attraverso canali di comunicazione a distanza.

Ciò significa che tale divieto impedirebbe agli operatori di svolgere effettivamente la loro attività, mentre l’attuale legge sulla pubblicità del gioco d’azzardo italiano regola solo le fasce orarie di impostazione della pratica e i canali TV limitati".

Stop alle pubblicità sul gioco dal 1° gennaio?
Stop alle pubblicità sul gioco dal 1° gennaio?


Per questo, come continua a spiegare l'avvocato a PressGiochi.it:

"Tale divieto rischia di andare oltre quanto consentito dalla costituzione italiana che preserva la libertà di fare affari. In effetti, la costituzione italiana prevede che la libertà di fare impresa non può essere in contrasto con 'l’utilità sociale' e non può danneggiare 'sicurezza, libertà e dignità umana'. Ma se lo Stato ha deciso di regolamentare il gioco d’azzardo, anche impostando un regime di licenze dedicato, è giunto alla conclusione che il gioco d’azzardo in sé non è dannoso. Al contrario, il divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo impedirebbe agli operatori di gioco d’azzardo online di gestire la propria attività che è stata espressamente autorizzata dallo Stato che ha concesso una licenza dedicata a ciascun operatore, anche obbligando gli operatori a offrirli.

Gli operatori sono titolari di una licenza/concessione pubblica in base alla quale è stata loro concessa la facoltà (e l’obbligo) di offrire i giochi regolamentati in esso, che sono stati pagati dagli operatori e che stabilisce anche obblighi in termini di livelli di servizio. Se gli operatori non possono comunicare al pubblico i propri giochi (idealmente nemmeno attraverso i propri siti web) sulla base di condizioni che non erano in vigore al momento dell’assegnazione delle loro licenze e (nel caso di nuove licenze) di deposito della domanda per la loro licenza, si potrebbe ritenere che un termine essenziale delle condizioni di licenza abbia cambiato l’opportunità di rivendicare potenziali danni.

Il progetto di legge prevede che il divieto di pubblicità sul gioco d’azzardo non abbia un impatto sui finanziari pubblici. Tuttavia, si dovrebbe considerare che se gli operatori di gioco d’azzardo online non possono comunicare la propria attività al pubblico, ciò avrà inevitabilmente un impatto sulle entrate fiscali (a beneficio degli operatori senza licenza). Inoltre, gli operatori che detengono una licenza (o hanno appena fatto domanda per una nuova licenza) potrebbero presentare un reclamo per ottenere il rimborso delle spese di licenza e degli investimenti che porteranno a controversie considerevoli fino alla Corte costituzionale italiana e persino davanti a tribunali europei con potenziale danni che lo Stato potrebbe essere obbligato a rimborsare.

Ciò significa che la bozza attuale non può essere approvata in quanto non ha una copertura finanziaria."