Pubblicato il da Giuseppe "Pidduv" Messineo

Potrebbero esserci delle novità sul tanto discusso Decreto Dignità. Il Viceministro al Mef, Laura Castelli, ha infatti affermato che il "Governo sta lavorando a un’unica riformulazione di alcuni emendamenti sui giochi".

 

Si continua a lavorare alacremente sul Decreto Dignità e nello specifico sul divieto assoluto di pubblicità voluto dal Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio.

Dopo aver analizzato le tantissime richieste di modifica presentate nelle commissioni Finanza e Lavoro alla Camera, l’Esecutivo sta valutando una nuova ipotesi, come ha confermato il Viceministro al Mef Laura Castelli: "Il Governo sta lavorando a un’unica riformulazione di alcuni emendamenti sui giochi". L'idea, come si legge su Agimeg, dovrebbe essere quella di studiare un’alternativa per gli emendamenti accantonati.

La stessa Castelli ha poi aggiunto, riferendosi agli effetti dello stop alla pubblicità sui giochi, cha al momento è davvero impossibile fare una stima degli impatti sulla finanza pubblica:

"Non è semplice, in quanto gli investimenti pubblicitari vengono effettuati dai concessionari, mentre l’Agenzia delle dogane e dei monopoli non promuove il gioco legale in alcuna forma. In nessun Paese comunitario vige analogo divieto ed è la prima volta che il divieto, in forma così completa e assoluta, viene introdotto nel nostro Paese.

Le precedenti limitazioni alla pubblicità non hanno prodotto effetti significativi di riduzione delle entrate. Questi provvedimenti legislativi non erano paragonabili con quello in esame, in quanto ponevano limitazioni alla pubblicità sulle reti generaliste, dove comunque la pubblicità poteva essere effettuata prima delle ore 7 e dopo le ore 22, e che nessuna limitazione era prevista per le reti a pagamento, dove tra l’altro vengono trasmesse in esclusiva le partite di calcio.

Il Viceministro al Mef Laura Castelli
Il Viceministro al Mef Laura Castelli


Non era inoltre prevista alcuna limitazione per i quotidiani e la carta stampata, per la pubblicità visiva, cosiddetta cartellonistica, e per la sponsorizzazione di eventi, attività, manifestazioni, programmi, prodotti o servizi nonché per tutte le altre forme di comunicazione di contenuto promozionale. Poiché l’articolo 9 del provvedimento, a differenza dei precedenti citati, pone un divieto totale di ogni forma di pubblicità e di sponsorizzazione, non è stato possibile stimare il minor gettito erariale sulla base di precedenti esperienze e nella relazione tecnica si è quindi proceduto, come chiaramente affermato nella stessa, a una 'stima presuntiva' dei probabili effetti negativi in termine di vendita dei prodotti. Il riferimento ai mancati investimenti da parte dei concessionari rappresenta soltanto una 'controprova' della stima presuntivamente determinata.

Nella peggiore delle ipotesi, gli investimenti pubblicitari, per coloro che li effettuano, daranno un ritorno in termini di ricavi almeno pari all’investimento fatto. Poiché è stato verificato che ogni euro di ricavo corrisponde, mediamente, ad un introito erariale tre volte superiore, il risultato che si ottiene è quello scaturente dalla predetta stima presuntiva".