Pubblicato il da Francesco "Straydog" Healy

Parte oggi Vita da Grinder, un mini romanzo che racconterà la storia di Samuel, studente universitario sempre al verde, che un giorno si sveglia e capisce che la sua vita può cambiare. Ma la strada da percorrere sarà lunga e ricca di imprevisti.


Capitolo 1 - L’ispirazione

Ore 15. Finalmente mi sono svegliato. Ore di sonno appena 4. Si è fatto leggermente tardi ieri a casa di Mario, il mio compagno di corsi all’Università. Ieri era il suo compleanno, e quel riccone ha organizzato una festa nella dependance dove vive da quando si è iscritto a Medicina. Il regalo dei suoi genitori per essersi diplomato a pieni voti e per aver scelto gli studi giusti, ovvero quelli che voleva il padre, primario di cardiologia.

Comunque, eccomi qui, finalmente sveglio nella mia stanza, del mio appartamento condiviso con altri tre studenti e un brasiliano playboy che lavora di notte come barman. Noi due siamo infatti gli unici in casa a quest’ora, gli altri tre, Antonio, Luca e Alessio, sono usciti di buon'ora per seguire i corsi all’università. Quello che dovrei fare anch’io, ma ragazzi, ieri c’era la festa di Mario. Anche se... mi ricordo davvero poco di cosa sia successo e perché io sia tornato a casa solo verso le 11 del mattino.

L’unica cosa che mi è rimasta in testa della festa di ieri e questo mal di testa, sicuramente causato dal post sbornia, e resterei volentieri alte otto ore qui sdraiato a dormire, ma un piscio mi costringe ad alzarmi. Sbrigo la faccenda rapidamente e poi opto per un bel caffè, già preparato da Joe, il brasiliano. E ragazzi, il suo caffè fa davvero resuscitare i morti.

«Sai che giorno è oggi Samuel?» mi chiede Joe
«Fammi la domanda di riserva»
«Siamo arrivati a fine mese, caro. Oggi è il 29 luglio. C’è da pagare la vecchia, che arriverà puntuale alle ore 17»

La vecchia. Lei, la padrona di casa. Per ogni stanza fittata si prendeva 350 euro, moltiplicato per cinque, fate un po’ i calcoli voi, che io ovviamente non riesco col questo mal di testa. Un bel po’ di soldi. E quella vecchia non aveva mica un unico appartamento di sua proprietà, sfruttato per alleggerire le tasche dei giovani studenti, o lavoratori nel caso di Joe. Ma il problema non era la signora, che nome non aveva, la chiamavano tutti la vecchia. Il problema era che al solito io, non avevo i soldi. Ero al verde e avevo una sola opzione, chiamare… no, non i miei genitori, come state pensando, che credevano che il loro figlio oltre ad essere uno stendete modello, avesse anche un lavoro parti time come cameriere e che dunque avesse i soldi per mantenersi da solo, nella giungla romana. I soldi, come al solito, me li prestava Mario.

«Pronto, Mario»
«Ue Samuel, cazzo già sveglio»
«Mario, già sai»
«Quanto, 50 euro?»
«No, sta volta, un po’ di più»

Cinque minuti e la mia postpay era ricaricata. Su Mario si poteva fare sempre affidamento, e poi a lui piaceva spendere il denaro del padre, diceva che era la sua punizione per averlo costretto a fare medicina, quando a lui sarebbe piaciuto fare lettere e filosofia. I soldi prestati, poi, ovviamente glieli avrei restituiti, nel tempo, anche dopo mesi, ma il debito l’avrei pagato. E se vi state domandando gli altri mesi come ho fatto a pagare, se i miei non mi davano un euro, perché mi credevano autosufficiente, beh, sapete, per fortuna ho ancora i nonni, e si sa come sono i nonni, ai nipoti, meglio ancora se hanno un unico nipote come me, non dicono mai di no.

Questo mese però, i miei nonnini si erano dati alla pazza gioia, andando in crociera, senza avvisarmi, ed era rimasto fregato. Mario era l’unica soluzione, anche se sta volta, non gli stavo chiedendo un piccolo prestito per portare fuori a cena una ragazza, che poi puntualmente mi mandava in bianco. Ovviamente a Mario dicevo che aveva fatto strike, anche solo per non fargli pesare il fatto di aver sprecato i suoi soldi. Questa volta gli avevo chiesto 350 euro. Per fortuna aveva capito e accetto di farmi il prestito, d'altronde i soldi a lui non mancavano mai. Certo avrei pagato il mio debito, come sempre avevo fatto, grazie ai nonni, ma questa volta erano 350 euro e a metterli in insieme ci avrei messo molto più tempo. Poi però la tele mi illuminò.

Dopo il caffè resuscita morti di Joe il playboy, sono rientrato nella mia camera. Accendo la tele, e dopo un tuffo nel passato a guardare vecchie puntate dei Simpson, di Friends, di Beverly Hills e anche di Supercar e Meg Gyver, fatta una certa ora, ancora bello sveglio per essermi alzato alle ore 15, chi ti becco in tv, sei personaggi attorno ad un tavolo. Giocano a poker, a texas hold’em, e la cosa più interessante, vincono dei bei soldoni. Ed ecco l’ispirazione. Forse avevo trovato il modo di poter pagare il mio debito e i prossimi pigioni senza passare dai nonni. Il poker era la mia soluzione. C’era un unico problema, a scopa ero un mago, e al campeggio riuscivo a vincere gelati e cornetti gratis per tutta l’estate, ma il Texas Hold’em?