Pubblicato il da Francesco "Straydog" Healy

Terzo appuntamento con il nostro mini romanzo “vita da grinder”, che racconta le avventure di uno studente universitario sempre al verde e che all’improvviso scopre di poter cambiare la sua vita, grazie al poker. Scopriamo insieme cosa accadrà in questo terzo capitolo intitolato “La fortuna dei principianti”.


Per chi si fosse perso il secondo capitolo “La Bisca”, seguire il link.

Facciamo un applauso al nostro vincitore di questa sera, il signor Stefano Verdone.

Odiavo quando veniva pronunciato il mio cognome, perché puntualmente mi si chiedeva se ero parente dell’attore. Ma in quell’occasione fui decisamente contento di aver udito quel Verdone. La mia prima avventura nel mondo delle bische clandestina, era andata piuttosto bene. Il mio coinquilino barista e playboy aveva ben speso quei 250 euro prestatemi per giocare quel torneo nel retrobottega della discoteca Inferno. Da quel locale sono infatti uscito con 12mila euro in tasca, e come da accordi 6mila a me e 6mila a Joe.

«Che culo rotto amico»
«Joe, che cazzo di adrenalina. Ho rischiato l’infarto almeno dieci volte. Ma quel river scendeva sempre a mio favore. E poi l’ultima mano è stato bellissima. Ho chiamato quel push convinto di avere AA, ma avevo A4. Boom… 444 al flop»

Il mio primo torneo e la mia prima vittoria. Tornai a casa alle 7 del mattino, mi misi a letto ma di dormire non ne volevo proprio sapere, ero troppo eccitato per quello che avevo combinato. Tutta una vita sempre al verde, e in poche ore sono passato dall’avere zero, a sei mila euro. Iniziai a pensare a tutte le cose che avrei potuto comprare e fare. Una cosa però volevo più di ogni altra cosa da mesi, un cavolo di cellulare nuovo. Ed è così che scesi da quel letto, tanto di dormire non se ne parlava, chiesi a Joe di farmi il suo bel caffè resuscita morti, e in taxi, si cazzo, in taxi e non più metro o autobus puzzolenti, dritto al centro commerciale a compare il cellulare.

Col cellulare nuovo la prima persona che chiamai, Mario. Lo invitai a prendere un aperitivo con me. Ovviamente pagai e saldai il mio debito con lui di 350 euro. Ovviamente mi chiese se avessi vinto al SuperEnalotto o se avevo acquistato il Gratta e Vinci giusto questa volta. Così gli raccontai della mia impresa. Rimase senza parole, talmente affascinato, che alla fine trovai un altro finanziatore, e che finanziatore. Il portafogli di Mario era pieno e lo stava mettendo a mia disposizione per giocare. In meno di 24 ore la mia vita sembrava un’altra, non più quella dello sfigato studente universitario senza un soldo in tasca.

Il giorno dopo con Mario ci si incontrò di nuovo, questa volta però assieme con Joe. Il tris d’assi decidemmo di chiamarci. Joe si occupava di trovare i contatti giusti dove poter andare a giocare. Mario finanziava il tutto. Io, beh, io dovevo solo giocare e vincere. Così ci ritrovammo ad una settimana esatta dall’ultima mia vittoria a giocare un’altra partita. Questa volta era una sala bingo, con un retrobottega che sembrava essere un vero casinò. Non c’era infatti solo chi giocava a poker, ma vi era di tutto, dalla roulette al blackjack. Ovviamente noi interessava solo il Texas Hold’em.

Questa volta decidemmo però di alzare la posta, o meglio Mario decise così, offrendosi lui di pagare quel secondo mio incontro al tavolo verde. Da solo sborsò 550 euro, e ovviamente in caso di vincita avremmo diviso per tre. Eravamo carichi al massimo, sicuri di poter spaccare tutto. Non avevamo calcolato solo un piccolo particolare. Che non sempre la fortuna mi avrebbe baciato.

Il mio torneo durò 5 minuti. AA vs KK, kappa al flop e addio. Non era però finita. Gli organizzatori mi invitarono al tavolo cash. Mario cacciò altre 500 euro. Fuggimmo via. Ma non ci perdemmo d’animo e Joe ci procurò altri tre contatti. Il bottino settimanale fu 2500 euro persi. Anzi, persi da Mario.

Mario a quel punto ovviamente non voleva più essere l’unico finanziatore. Decidemmo dunque di fare cassa comune. Io e joe prendemmo i 12 mila euro vinti la prima volta, che in realtà erano diventati 10mila. Non solo io mi ero tolto qualche sfizio. Mario ai 2.500 euro persi in pochi giorni, ne aggiunse altri 7.500 per arrivare a 10mila. Mettemmo così insieme 17.500 euro. Questo era la nostra cassa, che avremmo usato per giocare ancora e l’occasione non tardò ad arrivare.

Decidemmo però di abbassare la cresta e ripartito dai piccoli tornei. Joe ci portò al Cannabis, altra noto discoteca nota sopratutto per le sue risse, ma a noi interessava poco, noi volevamo giocare, volevamo vincere. Questa volta pagammo 200 euro per giocare. E questa volta ero sicuro di potercela fare. C’era solo un problema, a giocare attorno amo vedevo solo facce da galera.

Ma nonostante i brutti ceffi… vinsi di nuovo e in cassa per noi altri 10mila euro.

«Cavolo Stefano sei un talento nato, di sto passo molliamo tutto e andiamo dritti a Las Vegas»
«Raga, conosce tre porcelline che con il gusto compenso di fanno divertire, possiamo andarci anche stesso ora»
«Calma Joe, frena i tuoi bollenti spiriti brasiliani. Ora andiamo a dormire e domani facciamo un nuovo punto della situazione. Qui siamo una società, no una banda di sciocchi»

Mario aveva ragione, dovevamo studiare un piano societario per i prossimi eventi, sopratutto io dovevo studiare, perché si, per la seconda volta la fortuna in più di un’occasione mi aveva letteralmente salvato il culo. La Dea Bendata però non potrà fare nulla contro chi poche ore prima avevo eliminato in bolla, scoppiando i suoi Assi con JT suited. Le mie carte gli avevo detto al momento del call. Forse non avrei dovuto farlo.

«Ehi son le mie carte & company. Vi è andata bene oggi. La fortuna non vi è di certo mancata»

Io, Joe e Mario ci guardammo e iniziammo a correre. Facemmo poca strada però, alcuni amici del tizio scoppiato da me erano alle nostre spalle. Il bottino della sera cambiò quindi di colpo. non avevamo calcolato l’uscita di un secondo board, che ci costò tutti i soldi vinti più: io un occhio nero; Mario una mano fratturata; Joe un bel bitorzolo alla testa. Altro che le tre porcelline amiche di Joe. La giornata la passammo al pronto soccorso.