Pubblicato il da Francesco "Straydog" Healy

Il mini romanzo “Vita da Grinder” è giunto al quinto capitolo. I nostri tre eroi improvvisati giocatori di poker sono tornati in campo grazie ad un goal messo a segno dai greci dell’APOEL in zona cesarini. Ma veniamo ora al nostro quinto appuntamento, con “Alla corte del Re”.


Per chi si fosse perso il terzo capitolo “La fortuna dei principianti”, seguire il link.

Che dire, grazie all’APOEL che aveva sconfitto il Real Madrid, la nostra cassa si era riempita nuovamente con 20mila euro croccanti, che sono riuscito a portare in cassa vincendo un torneo pagato con la vincita della scommessa fatta sulla Champions. Questa volta però non ci precipitammo subito a giocare i soldi online o in qualche altro torneo di poker clandestino, ma ci prendemmo una pausa. Ovviamente l’obiettivo di questo riposo forzato era lo studio. No, non quello universitario, ma i miei due compagni di avventura mia avevamo comprato dvd e libri sul poker da dover studiare, perché questa volta decidemmo che era il momento di fare il grande salto, partecipare alla tappa iniziale del Tour Italian Poker. Primo premio garantito 250mila euro.

Avevo un mese di tempo per poter studiare tutto il materiali che Joe e Mario avevano scelto per me e comprato con i 20mila euro incassati la sera precedente al torneo nella villa sperduta in un campagna romana. Devo dire però che io non avevo tutta sta gran voglia di studiare, ne medicina ne le tecniche di gioco del poker. Dopo le prime poche pagine lette, su un libro di un tizio che ti prometteva vincite assicurate, passai a guardare i dvd, dove giocatori che sembravano più delle rockstars faceva più chiasso che altro intorno al tavolo da gioco. Insomma la mia prima sessione di studio era durata meno di due ore invece di un mese.

Quella sera stessa decisi che era arrivata l’ora di uscire un po’, di fare un po’ di vita sociale, ma sopratutto di ‘scopare’. Il problema era che non avevo gran scelta, anzi non ne avevo proprio. Si, certo, potevo chiamare qualche prostitua di alto borgo, i soldi tanto non mancavano. Ma poi i ragazzi mi avrebbero ucciso. Così mi rimaneva solo una soluzione, quelle d’emergenza, quando proprio non riesci più a tenere a freno i tuoi ormoni con la tua mano amica. Allora non mi rimaneva che chiamare lei, Brunella. Un nome che mi era anche simpatico, ma l’aspetto un po’ meno. Non era malvagia infondo, era anche carina, ma aveva un problema di alito cattivo che davvero dovevi solo essere nelle mie condizione per poter resistere. Ma lei era l’unica che avrebbe accettato il mio invito, dato che era innamorata di me fin dalle medie, e manco mi seguisse ad ogni mio spostamento fatto nella mia breve vita, era anche lei a Roma per studiare. Lei lo faceva veramente. Comunque, presi appuntamento per quella sera stessa.

Con Brunella serata tranquillata, a cena fuori, e dopo a casa mia, dove non andai oltre al primo rapporto. Mi bastava quello a me. Lei avrebbe voluto continuare, ma per poteva andare bene così. Dovevo però fermare la sua eccitazione e allora gli raccontai cosa mi stava capitando in quel momento, delle mie partite a poker e del team formato con Joe e Mario. E solo allora, venne a conoscenza dl perché suo padre tutti lo chiamano il Re. Non era solo perché possedeva una decina di palazzi, ma il Re perché a carte era considerato un osso duro. Brunella mi raccontò così della partite vinte da suo padre, e che in realtà lui i soldi li aveva fatti a Las Vegas giocando a poker, soldi che aveva poi investito nel mattone qui in Italia. Ed il vecchio Re ora era in pensione, ma Brunella mi racontò che ogni tanto organizzava delle partite con delle poste in gioco molto alte. A quel punto rimasi io stupito più di lei. Il mio racconto non era nulla in conforto a cosa aveva fatto il padre. E non appena mi fece la proposta di incontrarlo sotto le vesti del Re, accettai subito, ovviamente sotto la promessa che ci saremmo visti ancora il giorno seguente e ancora.

Certo non poteva nascondere tutto a Joe e Mario. Raccontai tutto subito il giorno seguente, e gli dissi che nel fine settimana sarei andato alla corte del Re. Ovviamente volevano venire con me, non voleva lasciarmi fare tutto da solo. Dissi ok.

Arrivati alla corte del Re, una villa mega lussuosa, il padre di Brunella, il Re, mi fece accomodare in un salone grande quanto tutto l’appartamento in cui vivevamo io e Jo. Immenso. Attendemmo lì venti minuti, finché un domestico non arrivò e fece il mio nome.

«Il signor Samuel?»
«Eccomi»
«Mi segua»

Ci alzammo tutti e tre, ma subito Joe e Mario furono invitati ad aspettare nel salone. Il Re voleva solo me. Il domestico fece strada e mi aprì una porta che conduceva in una stanza buia, con una sola luce sparata su un tavolo verde, da poker, con lui seduto che mischiava le carte, il Re.

«Ciao Samuel. Allora, ho parlato con mia figlia e mi ha raccontato delle tue bravate ai tavoli da gioco»
«Si», non sapevo cosa altro dire.
«So che lei ti ha raccontato anche di me, dell’altro me che tu non conoscevi. Ebbene, sono qui per darti un’occasione. Dimostrami il tuo valore giocando contro di me e poi vedremo»
«Vedremo cosa», non capivo cosa volesse dire.
«Vedremo, ora siedi»

Giocammo tutta la notte. Mario e Joe me li ero dimenticati. Quante partite facemmo non ricordo. Alla fine il conto era decisamente a suo vantaggio. Se avessi vinto, mi avrebbe pagato 10mila euro mi aveva promesso il Re prima di iniziare. Ma la vittoria non arrivò. Ciononostante, il Re mi sorprese quando ormai arrivato alla porta per andarmene, mi disse: “Torna domani, senza i tuoi amici”. Ancora una volta intimorito dissi solo si.

Il giorno seguente, prima di tornare dal Re, Joe e Mario volevano sapere perché mi aveva invitato di nuovo da lui se le avevo prese. Cosa c’era sotto chiedevano. Ma io non sapevo nulla. Ero all’oscuro come loro. Quando però arrivai di nuovo a casa del padre di Brunella, questa volta al tavolo non c’era solo il Re, ma altri quattro persone, più io, sei in tutto.

«Allora Samuel, giocheremo un sit, uno solo vince. Non ti dirò cosa si vince, ma impegnati e lo scoprirai, sempre se sarai tu ad alzarti per ultimo dalla sedia»

Conoscete il fattore C, si proprio quello. Quella sera il Dio delle carte era dalla mia parte. Vinsi.

«Ho avuto un po’ di fortuna stasera», forse non aver dovuto dirlo
«Si vince anche così, ma non solo. Non hai giocato male, nemmeno l’altra sera. Ma devi migliorare. Tuttavia, fortuna o non fortuna, ha vinto e devi essere pagato. Ma dimmi prima un po’ i tuoi progetti pokeristici nel breve periodo quali sono»

Gli raccontai del torneo che volevamo giocare, il Tour Italian Poker, e sorpresa delle sorprese…

«Ok, tu e i tuoi amici giocherete il Main Event, ma poi tu con me giocherai l’High Roller da 10mila euro e l’ingresso te lo pagherò io. Ovviamente dividiamo in caso vinca tu, o vinca io».
«Si», ancora una volta fu l’unica parola che riuscì a dire. C’era solo un piccolo problema, Brunella.
«Ah… e tratta bene mia figlia»

Ora mi toccava fare il finto gentile con Brunella e magari fare anche il suo finto fidanzato. Certo, Joe e Mario erano più che d’accordo, e mi convinsero a chiamarla di nuovo per uscirci nel weekend.