Pubblicato il da Francesco "Straydog" Healy

Settimo capitolo della vita pokeristica del nostro Samuel. Il torneo della vita si avvicina. Vincere il Tour Italian Poker per poi volare a Las Vegas per tentare il grande colpo. C’erano però ancora due problemi da sistemare, il Re e Brunella.


Per chi si fosse perso il sesto capitolo “Il bluff”, seguire il link.

Le settimane trascorse in casa da recluso, per scampare a quella sanguisuga di Brunella, erano finalmente terminate. Quattordici giorni chiuso nella mia stanza di quel puzzolente appartamento romano. Due settimana dove le uniche persone che avevo visto erano state i miei soci in affari, Mario e Joe.  Solo una volta avevo provato a sgattaiolare via da quella camera per prendere un po’ d’aria fresca, ma fatti due passi subito feci dietro front, per il timore che quel folle padre di Brunella, il Re, mi avesse fatto sorvegliare. E per fortuna esiste internet, altrimenti non son come avrei fatto a resistere rinchiuso tutto quei giorni in casa. Da quest’esperienza ho però capito una cosa, che in carcere non ci vorrei mai andare.

Tuttavia, visto che non potevo uscire, ne ho approfittato per allenarmi in vista del torneo. Libri, video, partite online, allenamento dal vivo con i miei soci. Insomma, a quel fottuto torneo dovevo arrivarci più preparato che mai, e se poi la fortunata fosse stata dalla mia parte, allora forse la vittoria sarebbe anche arrivata. A quel punto però nasceva un altro problema, liberarsi di Brunella e sopratutto del Padre.

In realtà in caso di vittoria al Main Event, al padre non avrei dovuto dare nulla, perché l’iscrizione me l’ero guadagnata giocando qualche sera prima proprio alla Corte del Re. Ovviamente però li padre di Brunella, e la figlia stessa, non avrebbero mai mollato. Vincere e fuggire, questa era il piano. Scappare non appena incassati i soldi. E qui riccone dl mio amico Mario aveva già preparato tutto e aveva già comprato tre biglietti aerei per la Romania. Perché la Romania? In realtà qualsisia posto sarebbe andato bene, l’importante era fuggire da Re e la principessa. Comunque la Romania perché Mario da piccolo aveva una badante rumena di cui si innamorò e da lì gli è rimato il pallino per le ragazze rumene. Quindi ci sarebbe toccata la Romania come città fuga. In realtà in esiti giorni da recluso avevo anche pensato ad un piano B, e cioè perdere apposto. In questo modo non avrei avuto più problemi con il Re, che molto probabilmente non sarebbe stato più interessanti al mio talento pokeristico, e avrei potuto mollare Brunella senza nessuna conseguenza. Perdere però aveva uno svantaggio enorme, e cioè quello di restare nuovamente senza una lira in tasca, e ormai era una cosa che non volevo accadesse, ormai già mi vedevo a Las Vegas a giocare contro i migliori al mondo.

Era ormai arrivato il momento. Era il giorno della partenza, direzione Venezia. Avevamo già i biglietti del treno con partenza alle ore 10.30, quando alle prime luci dell’alba arriva la chiamata di Brunella.

«Samuel, scendi. Io e papà siamo giù. E dici anche ai tuoi amici di fare presto»

Ecco, il nostro piano iniziava decisamente male, eravamo già ostaggi del Re, e io anche della figlia. Suo padre ci aveva procurato un auto a noleggio, con sic avremmo raggiunto Venezia. Per fortuna Brunella non salì con noi ma restò con il padre e i suoi due guardaspalle, due gorilla alti 2 metri per 120 chili di muscoli. Insomma, per tutto il viaggio verso Venezia cercai di convincere Joe e Mario che dovevo perdere, che era l’unica soluzione per non finire in qualche buca sepolti vivi.

Alla fine Joe e Mario mi convinsero e arrivati a Venezia prendemmo le chiavi della nostra camera, sempre pagate dal Re. Il giorno dopo era il giorno dell’entrata in gioco. Il piano non era cambiato, in caso di vittoria fuga, direzione aeroporto di Venezia, e da lì dritti in Romania. Il problema era solo riuscire a fuggire ai mille occhi del Re e di sua figlia Brunella.

Dormire però alla vigilia del torneo era davvero dura, così decidemmo di andare a bere una cosa in un wine bar vicino al nostro albergo. Alzammo un po’ troppo il gomito, e non avremmo dovuto, e per poco non finivamo dritti nelle acque dei canali veneziani, per aver reso in giro dei turisti francesi, ricordandogli la famosa testate di Zidane e la loro eliminazione. In realtà nel canale ci finirono loro, e anche su tutti i giornali. Il Re aveva dato ordini ai suoi due guardaspalle di sorvegliarci, e grazie a ciò evitammo un bel bagno serale. Ora però sapevamo di avere un altro grosso problema da risolvere, liberarci dei due scagnozzi del Re, perché a quel punto il nostro piano di scappare via in Romania senza essere visti e con i soldi di un eventuale vittoria in tasca, quel piano perfetto, ora non lo era più. Diciamo pure che eravamo Drawing Dead. Dovevamo inventarci qualcosa, o meglio quei geni di Mario e Joe doveva inventarsi qualcosa, perché io oramai dovevo scendere in campo.