Pubblicato il da Francesco "Straydog" Healy

Siamo giunti al dodicesimo capitolo del nostro mino romanzo Vita da Grinder. Questa volta i sonori tre simpatici amici hanno raggiunto il loro obiettivo, atterrare a Las Vegas. Soltanto che per Joe, Mario e Samuel l’arrivo in città è avvenuto per volere di terzi, quel Re che ormai li aveva di nuovo in pugno.


Per chi si fosse perso l’undicesimo capitolo “And the River is…”. seguire il link.

Allora dove eravamo rimasti? Eh già, liberi dalla criminalità organizzata Colombiana, Joe Mario e Samuel sono finalmente riusciti ad arrivare a Las Vegas, sfortuna pro però a mandarli è stato il Re, l’inizio di tutti i loro guai. A Venezia, dopo aver vinto 125mila euro, erano riusciti a far perdere le loro tracce in un qualche modo, fuggendo per l’appunto a Bogotà. In Colombia però quasi non ci rimettevano le penne, rapito da un cartello della droga che li ha aveva messi a lavorare per loro come schiavi. Riusciti a fuggire però, sono tornati nella mani del Re, che nel frattempo aveva raggiunto la città colombiana e tramite la polizia locale era riuscito ad entrare di nuovo in contatto con i tre sbarbatelli di Roma.

E se si trovarono a Las Vegas era infatti solo per volere del Re, che aveva in pratica obbligati i tre a giocare le prossime WSOP, dando loro 40mila euro a testa per giocare qualsiasi torneo, con obbligo di giocare il Main, più 5 mila euro extra per eventuali spese. In totale 125mila euro, in pratica i loro soldi vinti a Venezia da Samuel, che avrebbe dovuto dare il 50% al Re, invece di scappare. E ora quelli 125mila euro li dovevano far diventare 250mila euro per poter tornare a Roma tutti interi.

Insomma, Las Vegas era il loro sogno, il loro obiettivo, c’erano arrivati, stavano per giocare le WSOP, ma di certo non erano contenti per nulla. Ben 40mila euro in tasca a testa e non poterli usare a proprio piacimento. In una situazione normale, tre sbarbatelli come loro li avrebbero finiti in una nottate stile “Una Notte da Leoni”, e chissà, forse era meglio così.

«Bene ragazzi, siamo fintamente a Las Vegas»
«Si Joe, siamo qui schiavi del Re: bella storia»
«Samuel, vediamo il lato positivo: siamo arrivati fin qui sani e salvi, poteva andarci peggio. Abbiamo superato direi prove ben più grandi, e io ho un’idea per superare anche questa»
«Avanti sentiamo Mario, che vuoi fare?»
«Assolutamente nulla, ma qualcosa mi verrà i mente: del tipo stasera siamo qui e cavoli se ci dobbiamo divertire»
«Con quali soldi? Abbiamo 125mila euro e non possiamo usarli come ci va: cosa hai in mente di fare? Il tuo piano geniale quale sarebbe»
«Il mio piano geniali parte da questi 5 dollari che ho coperto con la mia scarpa, che adesso raccoglierò facendo finta di allacciare le scarpe. Con questi 5 dollari noi stasera svolteremo»
«Cinque dollari mi sembra un po’ poco per fare baldoria, in tre poi: forse nemmeno tre coche possiamo bere»
«Ehi Joe, sei a LAs Vegas, investire 5 dollari in qualche gioco e trasformarli in oro è più che possibile»
«Bene, illuminaci allora Mario»
«La vedete quella slot machine vicino ai bagni verso l’uscita del terminale A dell’aeroporto? Vedete che ha un jackpot da 12mila dollari in palio che aspetta di essere vinto? Bene, ho una
sensazione positiva ragazzi»
«Bel piano Mario, complimenti. Prendi sti 5 dollari, giocateli come vuoi e andiamo in albergo che so stanco, e per favore, basta uscite del genere. Anzi, pensiamo a vincere quei 250mila dollari
altrimenti qua siamo fottuti»
«Vado, gioco e vinco»

Mario si allaccio le scarpe, si alzò e dopo pochi minuti tutto l’aeroporto sapeva di loro, dei tre sbarbatelli arrivati da Bogotà via Roma che con 5 dollari erano riusciti a vincere 12mila dollari ancora prima di mettere piede a Las Vegas. Era di certo un ottimo modo di iniziare l’avventura e per fortuna il Re non c’era e non sapeva di questa botta di C. Lui li attendeva in albergo già da ore, certo del fatto che senza soldi e un posto dove andare, non potevano scappare, si perché quei 125mila euro, quei 40mila euro a testa li aveva lui, e li avrebbe gestiti lui, pagando loro tornei, da bere, mangiare, albergo e taxi. I suoi schiavi insomma. Dei 10mila dollari vinti appena atterrati non sapeva nulla.

Arrivati in albergo i tre hanno incontrato il Re che ha raccomandato loro di vincere, e che il giorno successivo avrebbero già partecipato al loro primo torneo, un semplice No Limit Hold’em da 1,500 euro. Il torneo iniziava alle 14, quindi c’era tutto il tempo di riposare la mattina, ma sopratutto per i tre c’era tutto il tempo di godersi Las Vegas.

«Allora ragazzi, siete tutti e tre registrati per il torneo di domani. Ora, siccome sono bouno, vi lascio 100 dollari che potete usare questa sera per uscire e divertirvi. Ovviamente se accettate, sarete in compagnia dei miei fidati amici, in caso contrario buonanotte e a domani»

Joe, Mario e Samuel riposare in coro con un No Grazie, d’altronde quella sera aveva bene più didiici cento dollari da spendere, ne avevano più di 10mila. Così, andato via il Re, alle ore 23.07 era finalmente iniziata la folle notte dei nostri tre sbarbatelli.

«Ok, e ora che facciamo?»
«Ascoltate l’amico Joe, un uomo di mondo, da Rio a Roma, e ora qui a Las Vegas. Si va a bere e si parla con un barista, un mio collega insomma. Noi sappiamo ogni cosa, le migliori situazioni, e vedrete che votiamo stasera e a fanciullo il torneo di domani»
«Svoltare stasera ok, ma fanculo il torneo un paio di balle»
«Vabbè, dai, mi so fatto prendere la mano. Comunque entriamo in un bar e iniziamo a fare domande»

Il barman conosciuto in un locale vicino l’albergo li aveva indirizzati in un festino privato poco fuori la città, raggiungibile solo tramite una chiamata ad un amico che poi sarebbe venuto a prelevarli con una di quelle limousine tamarre. Cinque minuti e il tizio era già lì per portarli alla festa più mitica di Las Vegas.

Cinque minuti dopo erano in questo posto lontanissimo dalle luce della Strip, dove l’unica luce accecante era quella della luna e della limousine. Davanti a loro una villa enorme, dove all’ingresso hanno chiesto 100 dollari a testa. Pagamento effettuato e i tre si sono ritrovati in un salone buio, con due rampe di scale che portano al piano di sopra, dove per lo meno vi erano 12 porte, tutte chiuse. Erano soli, senza sapere cosa fare, poiché tante informazioni non ne davano di certo. Ad un certo punto arriva una signora vestito tutta di nero dalla testa ai piedi, che gli indica di salire al piano superiore e di scegliere una porta.

I tre salgono, scelgono la prima che gli capita davanti non appena finita la rampa di scale, entrano ed è tutto buoi, al solito. Vengono chiudi dentro, a chiave, dalla signora in nero che aveva accompagno loro fin sopra. Ad un certo punto in stanza si accende una piccola candela, che illumina uno specchio che si apre e da dove passa una ragazza nuda che offre loro da bere. Ecco, la festa stava per iniziare.

«Joe, tu e i tuoi amici barman, che geni che siete»

Ultime parole famose. I tre bevono il drink e poco dopo iniziano ad avere delle allucinazioni. Poi il buio. I tre, senza ricordarsi nulla, alle 13 del giorno dopo si ritrovano in stanza del loro albergo, ancora tutti interi e sopratutto ancora con i soldi in tasca. C’erano però delle piccole cose che non andavano: Joe aveva cucito addosso, sul petto, un orecchio umano vero; Mario, nei pantaloni della tasca, aveva un cell con un video sopra; Samuel, all’apparenza non aveva nulla di strano. I tre si decisero a vedere il video, dopo che Joe aveva finito di vomitare per quell’orecchio.

Nel video si vedeva Samuel cucire l’orecchio sul petto di Joe, il tutto ripreso da Mario. Nulla più. I tre dovevano parlare con quel barmann della sera prima, doveva capire in che altro guaio s’erano cacciati, solo che, toc toc... “Ragazzi siete pronti, si va a giocare”. Mancava un’ora al torneo e non potevano fare altro che andare a fare il torneo, nella speranza che nel frattempo non sarebbero uscire fuori alate sorprese. Ma quella era decisamente una situazione da risolvere in fretta. Che dire, l’impatto con la città era stato davvero importante: Welcome to Las Vegas ragazzi.