Pubblicato il da Francesco "Straydog" Healy

Siamo giunti al tredicesimo capitolo del nostro mino romanzo Vita da Grinder. Questa volta i nostri tre simpatici amici devono entrare in azione, giocare le WSOP. Prima però hanno un piccolo problema di memoria da risolvere.


Per chi si fosse perso il dodicesimo capitolo “Welcome to Las Vegas. seguire il link.

Dopo mille avventure, finalmente Joe, Mario e sopratutto Samuel, che aveva iniziato a giocare per avere qualche soldo in tasca, erano lì, a Las Vegas, per giocare le World Series of poker. Un sogno però realizzato a caro prezzo, dato che erano lì solo grazie al Re, il padre di Brunella, l’oggetto di Samuel in periodo di carestia di femmine. E grazie al Re, da Roma erano finiti a Venezia, da lì verso Bogotà per sfuggire al padre di Brunella e fregargli i soldi che avrebbero dovuto dividersi, e infine ecco Las Vegas, dove sono arrivati sani e salvi.

Sani e slavi, è proprio il caso di dirlo, dato che prima il Re gli ha dato la caccia per i soldi rubati, poi in Colombia sono finiti in mano alla criminalità organizzata, e infine sono tornati nelle grinfie del Re, che per fortuna loro non gli ha mozzato nessuna mano, ma l’avrebbe fatto da lì a poco, se i tre non avessero giocato, ma sopratutto vinto i soldi rubategli, ossia 250mila euro.

Il primo evento era un classico torneo No Limiti Hold’em da 1,500 dollari. Mario e Jo, fino ad allora avevano sempre fatto la parte degli spettatori, degli accompagnatori, non avevano mai giocato, ma qualcosa comunque avevano capito guardando Samuel giocare. Questo però non era abbastanza, e dopo pochi minuti, entrambi erano già out.

Le cose erano iniziate male, ma Samuel era ancora dentro, e soprattutto le WSOP erano solo all’inizio, tempo per vincere e portare a casa i soldi chiesti dal Re, c’era. Ma iniziare col piede giusto sarebbe stato meglio.

Samuel comunque andava come un treno e alla pausa cena era chipleader. Il problema fu al rientro dalla pausa, perché la fortuna iniziò a voltare le spalle ai nostri amici. I tre dopo aver mangiato si erano un attimo persi di vista. Chi era andato in bagno, chi a vedere una partita di calcio, chi a fare un giro per i tavoli del casinò. A torneo ripesa mancava una sola persone dopo i primi venti minuti, ed era Samuel.

Joe e Mario erano lì, e c’era anche il Re, che aveva saputo dell’ottimo inizio di giornata di Samuel, che però non era più lì, e questo di certo non gli faceva piacere.

«Ragazzi, se il vostro amico non torna entro 60 minuti, sapete che mi arrabbierò molto. Non vi dico subito cosa ho in mente di fare, ma di certo non sarà piacevole per voi»

I due amici si misero subito sella tracce di Samuel, dividendosi per cercare meglio e più in fretta. Si sarebbero rivisti dopo mezz’ora all’ingresso dei tavoli del torneo per fare il punto della situazione, meglio se con Samuel. Dopo mezz’ora il primo a tornare e Mario, che attende invano Joe per altri venti minuti, finché qualcuno alle spalle lo inviata a non girarsi e a fare tutto quello che gli viene detto.

«Vieni con me ho ti faccio saltare lo stomaco»

Di colpo Mario iniziò a capire. Qualcosa la notte precedente era successo, d’altronde un orecchio umano cucito sul petto di Joe non era del tutto normale.

Mario fu portato fuori al casinò, dove fu legato e incappucciato, buttato dentro un van e portato chissà dove.

«Ciao Mario, anche tu qui finalmente», scherzò Samuel con il suo amico
«Allora ragazzi, abbiamo ancora bisogno di voi»
«Come di noi, che abbiamo già fatto per voi?»
«Ascoltate, se volete sopravvivere dovete fare quello che vi diciamo. La scorsa volta sotto l’effetto delle droghe non è andata benissimo. Dovevate far fuori Jack la Marmotta e non tagliarli solo l’orecchio. Ora quello è belle incazzato e non è voi che cerca, ma noi, per far scoppiare una guerra fra banda che non avrà più fine. Ora… il vostro compito sarà quello di farlo fuori, e questa volta ve lo diciamo senza correre all’ausilio delle droghe, così capite meglio, sopratutto capite che se non farete ciò che vi abbiamo ordinato, le cose per voi si metteranno male, e forse in Italia non tornerete più»

Benissimo, guai su guai. Era come se la sfortuna li stesse perseguitando. Ora aveva 48 di tempo per ammazzare un uomo, un uomo a cui avevano tagliato un orecchio. Ma sopratutto ammazzare un uomo, da lucidi, loro che avevano paura anche di ammazzare una mosca.

Quarantott’ore, poche, troppo poche. In ogni caso c’era un Day 1 da finire e poi giocare il Day 2, e in tutto questo c’era anche da ammazzare un uomo. In ogni caso, era meglio fare un passo alla volta. I tre si precipitano al torneo, Samuel si accomodo, e con la sua solita Classe, con il suo Lato C ben pronunciato, riuscì a passare al Day nonostante le sue chips ormai erano di circa 20 bui. Ma questo era un problema, poi c’era quello di Jack la Marmotta.