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Molti presidenti delle squadre di calcio li vedremmo bene a un tavolo da poker: c'è chi sarebbe un indubbio maestro del bluff, chi tilterebbe una mano sì e l'altra pure, chi massacrerebbe chiunque a furia di trash talk.


Sono loro, che allentando o stringendo i cordoni della borsa, decidono in gran parte le sorti di una squadra. I presidenti delle società di calcio sono un po' come giocatori di poker: devono gestire un bankroll più o meno grosso, fare i conti con le bad beat, scegliere se avere un atteggiamento aggressivo o passivo. Insomma siamo certi che molti di loro se la caverebbero piuttosto bene al tavolo... o piuttosto male.

Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, ad esempio è uno che tilta random. Ha cambiato più allenatori lui che una baby sitter i pannolini; come perde una partita diventa paonazzo che nemmeno Phil Hellmuth ai tempi d'oro. Probabilmente in un torneo di poker verrebbe squalificato dopo dieci minuti. E a un tavolo cash è meglio che non si sieda nemmeno.

Chi invece potrebbe avere un certo talento è Claudio Lotito. Magari a livello tecnico non sarà Michael Mizrachi, ma la sua arma segreta sarebbe sicuramente il trash talk: roba da far addormentare anche il signor Red Bull. Ce li vediamo i suoi avversari foldare per disperazione: "Toh Claudio prenditi 'sto piatto, basta che stai zitto un attimo!"Chi l'ha visto?

Ci piacerebbe proprio vedere una sfida tra Phil Ivey e il presidente del Milan, Silvio Berlusconi. Due facce da p...oker, naturalmente. Sarebbe sicuramente una sfida a colpi di bluff:

Phil Ivey: "I raise".
Berlusconi: "Vi restituisco la Gioconda".
Phil Ivey: "I re-raise".
Berlusconi: "Vi restituisco Wanna Marchi".
Phil Ivey: "Fold".


Il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, potrebbe essere un Daniel Negreanu. Sembra simpatico, gentile, pacato con tutti. Poi ogni tanto se ne viene fuori con degli attacchi a sorpresa che ti fanno pensare che sia momentaneamente posseduto dallo spirito di Tony G. Probabilmente potremmo dire la stessa cosa dei fratelli Della Valle, che della Fiorentina non sono i presidenti, ma i proprietari.

E poi c'è lui. Lui che in un colpo solo è la personificazione degli Annie Duke, dei Chris 'Jesus' Ferguson, degli Howard Lederer, dei Ray Bitar. Lui che non c'è. Mai. Che non parla. Mai. Che tutti lo cercano ma nessuno sa dov'è. James Pallotta: se ci sei batti un colpo. Ma anche no.