Pubblicato il da Redazione

Oggi ho aperto la pagina del dizionario alla voce “poker” ed una frase in particolare ha colpito la mia attenzione e ho deciso di partire da qui per scrivere il mio nuovo articolo dedicato al fantastico mondo del poker e al trash talking.


“Il grande successo del poker è dovuto al fatto che l'abilità del giocatore è molto più importante rispetto ad altri giochi, la fortuna è ovviamente determinante per le singole mani ma la valutazione delle probabilità, l'osservazione del comportamento degli altri giocatori al fine di intuire le loro combinazioni e l'esecuzione di bluff per indurli in errore fanno la differenza nell'arco di una partita.”


Molto interessante e soprattutto molto giusto, ma sostanzialmente incompleto. Manca infatti una parte fondamentale che va di pari passo con l’osservazione degli altri giocatori: le chiacchiere od il talking table per dirla all’inglese che in alcune versioni può sfociare nel trash talking.
Cosa sarebbe una partita di poker per un giocatore amatoriale senza due chiacchiere al tavolo? Decisamente noiosa sia per chi gioca che per chi guarda!


Mi piace sempre ricordare che il poker non è e non può essere un gioco fine a se stesso. Il carburante che alimenta il bankroll dei professionisti sono inevitabilmente i giocatori amatoriali, questo come dicevo prima mi piace sempre ricordarlo, perché trovo che ultimamente molti poker pro tengano a scordarselo, ragionando solo in termine di breve periodo e non c’è cosa peggiore nel mondo del poker: il breve periodo.


Daniel NegreanuQuindi signori pro date ai vostri clienti quello che loro vogliono: una serata allegra con chiacchiere e risate, dove i loro soldi finiscono inevitabilmente nelle vostre tasche. Perché se è vero che si può tosare una pecora molte volte, ma si può scuoiarla una volta sola, a nessun giocatore amatoriale piace stare al tavolo con gente taciturna e musona con spessi occhiali scuri e vistose cuffie per ascoltare la musica, che parlano solo per criticare le giocate altrui e imprecare per uno scoppio subito.


Signori pro siate gentili con i vostri clienti, complimentatavi con loro quando vi scoppiano e non negategli mai un innocuo piccolo suggerimento gratuito, solo così salvaguarderete il vostro lavoro anche per il futuro! Senza contare che fare due chiacchiere con gli altri giocatori risulta utile talvolta per ottenere informazioni supplementari e spesso con i giocatori amatoriali crea una sorta di clima amichevole che aiuta maggiormente la riuscita dei bluff.


Artisti delle chiacchiere si possono considerare l’americano Olivier Busquet, lo svedese Martin Jacobson, il gallese di origini italiane Robert Romanello, ma i due veri professionisti della parlata al tavolo sono sicuramente il canadese Daniel Negreanu ed il lituano naturalizzato australiano Antanas Guoga, meglio conosciuto con il nome di Tony G. Ed anche se il loro table talk è diametralmente opposto, risulta comunque sempre efficace.


Diciamo che Daniel ti stordisce con le sue continue chiacchiere, al tavolo è una macchinetta pressoché inesauribile, capace di logorare le più strenue difese di ogni giocatore, invece Guoga ti stordisce e basta, vero maestro della scuola del trash talking che con i suoi continui attacchi e prese in giro degli avversari, quasi sempre al limite della decenza umana e che spesso gli sono costati giri di squalifica, riesce nel difficile doppio intento di rendersi clamorosamente antipatico ai suoi avversari, ma di indurli spesso in errore. Memorabile a tal proposito l’heads up finale al WPT di Parigi del 2004 tra Tony G ed un frastornato Sunar Surinder, che comunque andrà a vincere il torneo, preda di uno scatenato quanto semi ubriaco Guoga che lo frastornerà di chiacchiere moleste per tutta la durata del tavolo finale.