Pubblicato il da Giuseppe "Pidduv" Messineo

Pochi giorni fa vi avevamo dato notizia che a Las Vegas, a breve, verrà disputato un torneo di scacchi dal buy-in di mille dollari e con un montepremi garantito di un milione. Gli organizzatori prevedono un pesante overlay, ma l'obiettivo è di rendere l'evento “divertente ed eccitante”.


Pur capendo perfettamente le intenzioni degli organizzatori di sensibilizzare maggiormente i mass media e magari coinvolgere nuovi player direi che ci possiamo pure scordare di assistere ad un nuovo effetto “Moneymaker” sia per giro di affari che per numero di iscritti. I benpensanti si divertono sempre a paragonare o comunque a trovare similitudini tra il poker e gli scacchi, ma fatemi fare la voce fuori dal coro (tanto per cambiare) trovo che sia un paragone decisamente fuorviante e piuttosto labile.

Vero è che in entrambi i giochi c’è una forte componente intellettiva e psicologica, tanto che entrambe le discipline meritano l’appellativo di “skill games”, ma negli scacchi, a differenza del poker, manca la componente fondamentale tale da renderlo appetibile alle masse come prodotto di business: la fortuna! Attenzione, non dico che gli scacchi non siano praticati da molte persone, anzi di sicuro c’è più gente che gioca a scacchi che a poker, ma gli scacchi resteranno sempre un bellissimo gioco principalmente no-profit.
E visto che insistete così tanto vi spiego anche il perché!

In versione “for fun” è statisticamente provato che ci sono più giocatori di scacchi che non di poker, dove invece è sostanzialmente sempre richiesto un investimento, anche Un torneo di poker liveminimo, di denaro per rendere appetibili le partite. Anche se il vero motivo che non permetterà mai agli scacchi, per quanto belli e divertenti, di diventare un prodotto simile al poker, è di altra natura. Mancando del tutto la componente aleatoria, fondamentale nel singolo torneo di poker, vengono a mancare tutti quei giocatori amatoriali e dilettanti che sanno già di non poter minimamente competere contro i professionisti.

Se io fossi un mediocre giocatore di scacchi (cosa che non sono, nel senso che sono davvero scarso) perché mai dovrei cimentarmi in un torneo da mille dollari dove so già in partenza di non avere la minima chances di arrivare a premio? Molti di voi mi diranno che anche il poker è un gioco di bravura, cosa verissima, ma nel lungo periodo però. E’ assodato che nel singolo torneo non succede mai che il final table sia composto dagli effettivi giocatori più forti che si sono iscritti. La fortuna, i cooler, i coin flip ci mettono sempre lo zampino.

Chi di noi, giocatori amatoriali, non ha mai sognato di fare la shottata della vita? E quanti iscritti potrebbe fare un main event degli scacchi da diecimila dollari di iscrizione, sapendo che i giocatori amatoriali non avrebbero la minima speranza? Ci sono già circoli scacchistici in tutto il mondo, Italia compresa, che offrono tornei dai simbolici costi d’iscrizione, non credo che da un punto di vista di businnes scacchistico si possa andare molto oltre.

Garri Kasparov, probabilmente lo scacchista più famoso al mondo, ha vinto per nove volte (dal 1990 al 2005) il prestigioso torneo di Linares in Spagna, considerata la Wimbledon degli scacchi. Nello European Poker Tour ci son voluti nove stagioni e quasi cento main event per avere un vincitore che si imponesse due volte! Si gioca a poker e a scacchi per divertimento, solo che nel poker si gioca anche per i soldi e spesso per i “soldoni” cosa a mio modesto avviso del tutto impensabile per gli scacchi.

Tengo a precisare, per tutti quelli che tendono a criticare senza capire il vero senso dell’articolo, che io sto parlando semplicemente di business puro, non di competizioni nazionali ed internazionali per i quali gli scacchi godono già di giusta fama e riconoscimenti, né tantomeno sto cercando di stabilire se siano meglio gli scacchi od il poker. Ad ognuno il suo gioco e buon divertimento a tutti!