Pubblicato il da Redazione

Recentemente è comparso sul The Guardian, il quotidiano britannico, un articolo molto interessante, anche se firmato in maniera anonima, da un giocatore di poker professionista. Riflessioni sulla sua vita fuori dagli schemi della società “ordinaria” e discesa nel tunnel della depressione.


Un articolo molto forte che offre parecchi spunti di riflessioni sulla professione del giocatore di poker, raccontati in prima persona da un punto di vista totalmente diverso dal quale siamo soliti parlarvi. Quello che segue è un estratto tradotto dei passaggi più interessanti. L’articolo integrale si può leggere anche online, ovviamente in inglese, direttamente sul sito del The Guardian.

“Bisogna subito dire che la gente ha un sacco di idee sbagliate quando si dice alla gente che si gioca a carte per vivere. Qual è la tua faccia da poker? E’ la domanda che di solito la gente mi chiede per prima cosa. Io gioco online, che è la base del mio reddito, per cui una faccia da poker non ce l’ho! Quando gioco live tendenzialmente mi concentro su altri aspetti del gioco, non sulla mia espressione facciale.”

“Un'altra domanda tipica che mi viene rivolta è: Come si può vivere di solo gioco d’azzardo. E’ tutta solo fortuna. In realtà non lo è nel lungo periodo. Nel corso di centinaia di migliaia di mani la psicologia e la matematica hanno il sopravvento rispetto alla fortuna. Non vedo il poker come gioco d’azzardo. La costanza del grafico dei miei profitti ne è una dimostrazione.”

“Ho iniziato facendo il giornalista freelance, fino a quando un editore mi ha commissionato una rubrica settimanale sul poker ed alla fine mi sono ritrovato con la carriera di scrittore ridotta a brandelli e come unico reddito economico quello derivante dal poker giocato. Ho trovato la cosa sia terrificante che esilarante. La stessa identica situazione che provo ancora adesso dopo quattro anni di professionismo.”

Poker Online“Eh si, perché il poker mi ha messo ai margini della società. Ora ho 40 anni e la speranza di una vita “normale” con famiglia ed orari regolari è quasi del tutto svanita nel nulla. L’anno scorso ho dovuto ricorrere ad un aiuto psicologico. Stavo giocando cash game a limiti per i quali non ero adeguatamente rollato ed ho avuto un brutto periodo. Perdere lo stipendio di una settimana in due minuti non è facile da sopportare.


Per compensare a queste perdite mi sono messo a grindare online su otto tavoli per 15 ore al giorno. Quando non giocavo bevevo fino al punto di perdere i sensi. I problemi finanziari mi hanno portato a notti insonni che a loro volta mi hanno a prendere decisioni errate ai tavoli online. Mi sono trovato in un ciclo da incubo. Entro pochi mesi la mia salute mentale era legata ad un filo di spago. Ho avuto l’insonnia cronica e brutti pensieri suicidi.”

“Una domanda ragionevolmente pertinente, ora potrebbe essere: perché non cercarsi un lavoro finanziariamente meno precario e mentalmente dannoso? Il fatto è che trovo ancora il poker affascinate. L’assioma che ci vogliono cinque minuti per impararlo e non basta una vita per diventarne un maestro, è la cosa che più si addice a questo gioco. Inoltre non so se voglio davvero fare qualcos’altro.”

“Però non riesco a togliermi di dosso il senso di colpa che dovrei fare qualcosa di più positivo con la mia vita. La mia famiglia non me l’ha mai detto esplicitamente, ma ho la sensazione che vorrebbero facessi qualcosa di più produttivo che non prendere soldi ad altre persone. Non mi dispiace con i professionisti, ma mi sento spesso in difetto a vincere dei piatti ai giocatori amatoriali. Mi dico che per loro è solo un gioco, e che una serata di poker è sicuramente più sana di una weekend in pub ed il senso di colpa un po’ svanisce”

“Inoltre attualmente sto lavorando ad un libro, esplorando la relazione tra poker, società e depressione, che spero possa essere di aiuto a tutti quelli che hanno attraversato situazioni simili alle mia”

“Questo è la mia strada che percorro tutti i giorni. L'inganno, il bluff, è una parte importante del bagaglio tecnico di un poker pro, anche se la maggior parte del tempo, in fondo, mi rendo conto principalmente che sto solo ingannando me stesso.”

Traduzione a cura di Marco Zanini