Pubblicato il da Tiberio "Boss" Redaelli

"Se sono vivo, andrò alla World Series of Poker questa estate!" Tradotto da: "If I'm alive, I'm going to the World Series of Poker this summer! Sembra l’inizio di b-movie dal sapore melodrammatico, ma in realtà è la promessa fatta e mantenuta da Warren “Grumpa” Griffith, 69enne giocatore amatoriale con una quantomeno turbolenta vita alla spalle.


Le WSOP riescono sempre a regalarci storie al limite e questa è decisamente una di quelle. Nato a Somerville in Massachusetts, Warren è quasi morto prima di avere un’altra possibilità di presentarsi alle WSOP. Dopo aver sviluppato un grave caso di polmonite Griffith è andato in coma e dopo qualche giorno lo staff medico che lo aveva in cura disperava di poterlo salvare, tanto che avevano già comunicato alla moglie che non c’era più niente da fare.

I medici della terapia intensiva non avevano però fatto i conti con il tenace poker player. Dopo più di dieci giorni di coma Warren si è miracolosamente svegliato e riacquistato lentamente la sua salute. Fissato un programma riabilitativo di cinque mesi, la sua prima domanda è stata: “Quando posso tornare al tavolo da poker?”

L’amore per la vita e diciamolo pure… anche per il poker, non ha mai impedito a Grumpa di presentarsi imperterrito al tavolo verde.Si, perché questa non è stata l’unica disavventura fisica per il player del Massachusetts, negli ultimi tre decenni Grumpa ha avuto ben 11 infarti e due amputazioni alle gambe sopra il ginocchio.

"Non dovrei essere vivo adesso" ha dichiarato Griffith ai colleghi di ESPN, ma le sfide della vita e quelle delle carte lo hanno accompagnato per tutta la sua esistenza. Nato da una famiglia di giocatori di carte, impara fin da piccolo le strategie di cribbage e gin, mentre suo padre è stato un dealer di blackjack a Las Vegas. Warren impara il poker ai tempi del liceo, dove lo gioca subito dopo l’orario scolastico nella bottega del barbiere locale. Anche se tecnicamente le partite erano totalmente illegali, lo sceriffo della città era un abituale frequentatore del barbiere…I problemi di salute iniziano in giovane età. A 17 anni gli viene diagnosticato il diabete, ma ignorando totalmente i consigli dei dottori beve e fuma come un marinaio in licenza premio.

Conduce una vita totalmente sregolata fino al 1982, anno in cui decide di smettere una volta per tutte con l’alcol. Ma il danno ormai era stato fatto. Dal 1986 ad oggi ha collezionato la poco inviabile cifra di 11 infarti, che se paragonati ai braccialetti di Hellmuth sono comunque tre in meno, riuscendo sempre a “sfangarla” nonostante l’amputazione di entrambe le gambe, un pacemaker ed un bypass quadruplo. Nel mentre non ha mai mollato le partite private, nei circoli locali e nei casinò che offrivano partite a buy in contenuti.

Il sogno, come quello di buona parte dei giocatori amatoriali, era quello di prendere parte alle WSOP. Sogno realizzato nel 2015 a cui non ha potuto dare seguito nel 2016 a causa della polmonite che lo aveva fatto andare in coma.Ma la vita evidentemente non aveva fatto i conti con la caparbietà del poker player. Griffith giurò che sarebbe tornato al Rio All-Suite Hotel e Casino per l'estate del 2017. Ed anche questa volta il coinflip della vita l’ha vinto lui.

Marco Zanini per PokerItaliaWeb