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Un totale di 3 miliardi di euro, provenienti dal settore dei giochi (poker online incluso) che in parte sarebbero dovuti servire per la ricostruzione e che in realtà non si sono ancora visti. Lo sdegno del sindaco Cialente a quattro anni dal disastro.


Ogni 6 aprile, un pezzo del cuore degli italiani, abruzzesi e aquilani in testa, appassisce nel ricordo del tremendo terremoto del 2009. Un'apocalisse dalle proporzioni immani: 308 vittime, più di 1500 feriti e danni alle infrastrutture superiori ai 10 miliardi di euro. Oggi, a quattro anni esatti dal disastro, la conca aquilana si sta ancora leccando le ferite: una, in particolare, è ancora apertissima.

Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila, ha ribadito ancora una volta come non si sia visto neppure un centesimo dei 3 miliardi di euro che sarebbero dovuti arrivare dalle tasse a cui è sottoposto il settore dei giochi in Italia. Altro che Decreto Abruzzo, come è stata ribattezzata la legge del 2009 (governo Berlusconi) che prevedeva, tra le altre cose, l'istituzione di numerosi nuovi giochi.Massimo Cialente, sindaco dell'Aquila

Nel decreto legge si parlava di 500 milioni di euro l'anno per i primi tre anni, pur tuttavia senza limitare l'irrogazione di denaro al 2011: 1,5 miliardi di euro che, prolungati ad oggi, avrebbero dovuto arrivare a 2,5. Videolottery in particolare, ma anche 10eLotto, WinForLife, giochi da casinò online e poker online. In particolare, dal poker online e dai casinò games (versione cash soprattutto) sarebbero dovuti arrivare circa 100 milioni di euro.

Che fine abbiano fatto questi soldi, nessuno lo sa. Anche se Cialente un'idea se l'è fatta, come ha dichiarato ad Agimeg: "Penso che i fondi provenienti dal gioco siano stati incamerati dallo Stato, perché a noi non sono mai arrivati". Il sindaco dell'Aquila ha dichiarato, inoltre, che a giugno non avrà più soldi da dedicare alla ricostruzione della città.

Come al solito, l'ipocrisia della politica regna sovrana. Il settore dei giochi viene attaccato trasversalmente, da destra a sinistra, in maniera costante, salvo poi essere chiamato in causa - giustamente e nobilmente, ci mancherebbe - quando si tratta di recuperare fondi extra. Peccato che quel denaro a l'Aquila non l'abbiano mai visto. E a questo punto, molto probabilmente, non lo vedranno mai.