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Uno-due terrificante, rispettivamente del giornalista campano e della celeberrima trasmissione di Italia Uno. Saviano parla del settore dei giochi come se equivalesse alla mafia, mentre alle Iene si parla di lobby e di politica.


Mai come in questo periodo il settore dei giochi è sotto la lente d'ingrandimento di politica, media e opinione pubblica. Le trasmissioni televisive, i servizi, gli articoli sui quotidiani si moltiplicano ogni giorno che passa, portandosi dietro il solito carico di pregiudizi e inesattezze. D'altronde, quando si parla senza conoscere l'argomento, scadere nel qualunquismo è praticamente inevitabile.

Tra venerdì e domenica sera è andato in onda l'ennesimo attacco al gioco legalizzato in Italia. Il weekend mediatico anti-gioco è stato inaugurato venerdì sera da Roberto Saviano, intervenuto alla trasmissione 'Z' di Gad Lerner, andata in onda su La7. L'autore del best-seller 'Gomorra' ha praticamente equiparato l'intero settore dei giochi alla mafia, affermando come la legalizzazione dei giochi in realtà abbia addirittura favorito la criminalità organizzata.

Al di là del fatto che Saviano non utilizza dati oggettivi, ma si limita a una sua riflessione, a stupire è la poca logica che sta alla base del ragionamento. Com'è possibile che legalizzare e quindi controllare un settore sia peggio che lasciare completamente proliferare un sottobosco di scommesse e giochi completamente clandestini? Ma a colpire maggiormente è il pressapochismo di alcune frasi dello scrittore, come ad esempio "Così le speranze di milioni di cittadini che, soprattutto in tempo di crisi, inseguono il sogno di cambiare la loro vita con un jackpot o con una combinazione di numeri vincente, finiscono per alimentare le casse dei clan".Gad Lerner ha ospitato Saviano

Possiamo soltanto immaginare come si saranno sentiti, tanto per fare un esempio, i vertici e i dirigenti delle tante poker room italiane, accumunati a galoppini o alla peggio esponenti della criminalità organizzata. Perché Saviano non fa alcuna differenza di merito: per lui la sala da gioco con licenza AAMS e il retrobottega dove si scommette illegalmente sono la stessa cosa.

Domenica sera, invece, durante le Iene è andato in onda un servizio a cura di Filippo Roma, durante il quale un non meglio specificato assistente parlamentare (che ha voluto rimanere anonimo) di un senatore, ha rivelato come molti politici siano a libro paga di lobby e aziende. La gola profonda non è entrato nel dettaglio, ma ha parlato di una multinazionale del tabacco e di una "dei video giochi e delle slot machine ed entrambe elargiscono una 1.000 euro e un'altra 2.000 euro ogni mese" al politico da lui assistito.

Da questo punto di vista, facciamo nostre le parole del presidente del Senato (nonché ex procuratore nazionale antimafia) Piero Grasso, che ha invitato a uscire allo scoperto tutti coloro che sono a conoscenza di situazioni del genere. Perché - e questo vale in generale seminare sospetto rimanendo nell'anonimato, e soprattutto senza mai fare nomi, non serve veramente a nessuno.