Pubblicato il

Nel 2012, gli investimenti pubblicitari degli operatori autorizzati del gioco d'azzardo sono scesi dell'8,7%. A sorpresa, mentre cala la pubblicità su Internet, televisioni, radio e magazine, aumenta anche se di poco quella sulla carta stampata.


La crisi del settore dei giochi, di cui sembrano non accorgersi soltanto i media nazionali, è una crisi a 360 gradi. Abbiamo visto recentemente come ad esempio il poker online abbia perso quasi il 40% sia nel cash game che nella modalità a torneo, il tutto nel giro di un solo anno. E anche per quanto riguarda gli investimenti pubblicitari, la situazione è tutt'altro che rosea.

Non può essere altrimenti, visto che è il classico serpente che si morde la coda: gli italiani giocano meno, gli operatori incassano meno e quindi sono costretti a tagliare in qualche modo le loro spese. Succede così che nel 2012 la spesa degli stessi operatori per la pubblicità sia calata dell'8,7% rispetto all'anno prima. E va ancora bene, visto che il calo generale della pubblicità è del 14,1%.Male la pubblicità dei giochi in tv

I dati, elaborati dall'associazione Utenti Pubblicità Associati (UPA), ci parlano di 84,3 milioni di euro, così ripartiti: 60 milioni per le inserzioni pubblicitarie televisive, 10 milioni per quelle via web, 9,9 sulla carta stampata, 3 per quanto riguarda le radio e 1,4 per quanto concerne i magazine. Altro che proliferare della pubblicità dei giochi d'azzardo, come sostiene qualcuno.

La pubblicità dei giochi, infatti, è pari a un misero 1,2% del totale: di questa percentuale, circa il 50% è appannaggio di giochi classici quali Lotto e SuperEnalotto, il 20% è dedicato alle lotterie istantanee (come ad esempio i Gratta e Vinci, altro settore che sta accusando particolarmente la crisi) e il 30% ai siti di gioco online (poker room e casinò online).

Il dato curioso con cui chiudiamo è quello relativo all'unico aumento: la pubblicità dei giochi d'azzardo sulla carta stampata, infatti, nel 2012 è cresciuta di 900.000 euro, ed è stata l'unica a chiudere con il segno positivo. Le televisioni, infatti, hanno lasciato per strada 6 milioni di euro, mentre Internet ne ha persi 3. Male anche le radio, meno 800.000 euro, e i magazine, meno 700.000 euro.