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L'autorevole Wall Street Journal torna a parlare di poker, in particolare concentrandosi sul fenomeno diffuso dello staking. Per i professionisti si tratta di una pratica ormai abituale, ma per molti è uno strumento scorretto e poco pulito...


La scorsa estate il prestigioso Wall Street Journal parlava del poker in maniera molto favorevole, elogiando le qualità del gioco. Ora torna ad occuparsene, concentrandosi però su un aspetto particolare e con toni decisamente meno positivi... Lo staking è un fenomeno arcinoto nel mondo del poker, un metodo utile ai pro per diminuire la varianza e per investire sui giocatori più bravi del field. A molte persone però le dinamiche dello staking non vanno proprio giù e puntano il dito contro il rischio di soft play nei tornei o addirittura di collusion.


Daniel Negreanu

A tal proposito il Wall Street Journal inizia il suo articolo citando il caso di Daniel Negreanu, che ha svelato di aver investito due anni fa ben 2.000.000$ in dieci giocatori alle WSOP. Negreanu dice di aver anche giocato al tavolo contro di loro, senza però risparmiarsi. Il giornale partendo da questo aneddoto lanciaun accusa ai professionisti, che in questi anni sono riusciti a creare una vera e propria economia basata sull'alleanza contro i player occasionali, insomma i fish. Il lungo pezzo prosegue riportando altri casi e testimonianze, citando anche il problema delle tassazioni.


Questo argomento è già abbastanza spinoso per chi gioca poker, figuriamoci la polemica che può nascere tra chi non è pratico del tema. Lo staking non è per forza un pessimo strumento, anzi... Aiuta molti giocatori senza il bankroll necessario ad emergere o a rifarsi dopo un brutto periodo. I problemi nascono eventualmente con lo swapping, ovvero lo scambio di quote. Per quanto un giocatore possa essere onesto, il soft play al tavolo è qualcosa di inevitabile molto spesso... Ma può avvenire anche semplicemente per amicizia, perciò capite che il problema non è così semplice.


Problemi più gravi sorgono piuttosto online con il multiaccounting. Di base comunque si discute di una moralità della comunità pokeristica. È difficile mettere d'accordo chi gioca per vivere e chi invece lo fa per passione. Tutti noi abbiamo in mente le scene di Rounders, dove i pro spennano al tavolo i malcapitati turisti... Non è solo finzione, il lavoro di un pro è proprio quello di ripulire gli inesperti, con vari sistemi (i software, lo staking, il coaching, ecc...). Ognuno poi può giudicare queste azioni in base alla propria etica.