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Ultimamente sono stati fatti diversi paragoni tra il mondo del poker e quello degli eSports, ovvero gli sport elettronici. Se questa due realtà si rivelassero davvero così simili, bisognerebbe introdurre test antidoping o antidroga anche tra i pokeristi.


Ci sono diversi fattori che negli ultimi tempi hanno spinto a paragonare il mondo del poker a quello degli electronic sports. Gli eSports sono semplicemente i videogiochi, praticati in modo competitivo organizzato e spesso anche a livello professionistico. In Asia i campioni di videogames sono delle star che guadagnano davvero bene. Sia il pokeristi che i gamers usano piattaforme come Twitch per condividere i loro video. Le due discipline possono essere considerate in un certo senso sport, in quanto intrattengono grandi masse anche se non sono richieste grandi doti atletiche e fisiche... O forse sì?


Proprio in questi giorni Alex Dreyfus ha rilanciato il paragone con la sua idea del 'Cube' e dei grandi eventi live da organizzare in arene, prendendo spunto dai raduni di videogamers che riempiono gli spalti. È per questo motivo che il noto giornalista di poker Lee Davy ha lanciato una provocazione: presto arriveranno anche nel poker i test anti-droga? Il dubbio è legittimo se ci pensiamo bene, perché negli eSports il problema del doping non è da trascurare.


Ore davanti allo schermo

Questa estate Kory 'Semphis' Friesen, famoso giocatore di 'Counter Strike: Global Offensive', ha rivelato in un'intervista dei retroscena preoccupanti riguardo ad un evento disputatosi a Katowice, in Polonia. Semphis ha spiegato di aver fatto uso insieme al suo compagno di team Cloud9 della sostanza Adderall per poter vincere 250mila dollari. Cos'è Adderall? Un farmaco che grazie alle anfetamine stimola il sistema nervoso centrale, permettendo una maggiore capacità di concentrazione e attenzione.


Questo tipo di farmaco viene usato dunque per combattere la fatica e aumentare l'energia psicofisica. Sappiamo tutti quanto possono essere estenuenti delle sessioni di poker online o live, così come quelle dei gamers. Se davvero Dreyfus intende trasformare il poker in un vero sport (della mente), allora l'ipotesi dei test antidoping andrebbero prese in seria considerazione. Finche si bevono tante RedBull al tavolo si può chiudere un occhio, ma ricorrere a farmaci o droghe non è una cosa giusta ed è anche molto pericolosa...