Pubblicato il da Tiberio "Boss" Redaelli

Saper giocare a poker e quindi utilizzare capacità logiche, psicologiche e sopratutto matematiche, può aiutare a trovare un posto di lavoro, oppure è meglio non mettere a conoscenza il possibile datore di lavoro del nostro amato hobby?

Sono anni che il nostro paese e non solo, stà subendo una forte crisi economica e sociale che ha colpito sopratutto i giovani, che fanno molta fatica a trovare un lavoro. I ragazzi disoccupati nei loro curriculum inseriscono la propria formazione e le esperienze lavorative, ma anche hobby e interessi vari. Spesso infatti si consiglia di indicare tutte le occupazioni che vengono in mente, perché magari i datori di lavoro potrebbero essere colpiti da qualcosa in particolare, che in un primo momento potrebbe sembrare irrilevante.

Arriviamo al punto: in tutti i campi del curriculum nominati potrebbe rientrare in qualche modo il poker. Conviene inserirlo oppure no? C'è chi magari per un periodo è stato un poker pro oppure ha lavorato nel settore. Altri invece sono semplicemente pokeristi appassionati e vorrebbero documentare il loro interesse verso un gioco che richiede capacità logiche, psicologiche e matematiche. Qualità che bisognerebbe ostentare e che potrebbero tornare utili in tante mansioni.

Sappiamo tutti però quale è il problema. Il nostro potenziale datore di lavoro avrà idea di cos'è il poker sportivo oppure non ne sa niente? È sempre alto il rischio di sbattere contro pregiudizi e luoghi comuni che riguardano il gioco d'azzardo. Meglio quindi essere onesti e raccontare tutto di noi stessi oppure conviene saltare il capitolo poker a piedi pari?

È difficile dare una risposta, dipende molto dalle situazioni e dal tipo di lavoro che cerchiamo. Di certo è un peccato anche solo doversi fare tutte queste domande... Pensate ad esempio ad un appassionato di scacchi che sicuramente non ha problemi a vantarsi del suo gioco preferito.