Pubblicato il
Poker_e_Casin__.jpgVarianza e ripetibilità, due concetti insieme affascinanti e pregnanti che, se correttamente compresi, possono aiutarci moltissimo nell'analisi del gioco del poker. Cerchiamo di capire meglio questi due capisaldi di tutta la disciplina.
 
Durante la stesura di questo articolo cercherò di spiegare cosa sia la Varianza e quali sono gli spot che non sono soggetti ad essa. Per prima cosa definiamo la Varianza. Per farlo un comune libro di statistica può fare al caso nostro: la varianza di una variabile aleatoria X (e della distribuzione di probabilità che questa segue) è un numero, indicato con Var(X), che fornisce una misura di quanto siano vari i valori assunti dalla variabile, ovvero di quanto si discostino dalla media E[X].
 
Nel poker dunque possiamo considerare la varianza come scostamento dai risultati attesi, ovvero dalla media E[X]. Sappiamo bene che in un mazzo non truccato la distribuzione delle carte è completamente aleatoria, ne risulta quindi che mettendo in tavola JcJp contro KfKq avremo il 18.97% di possibilità di vittoria per i Jack contro 80.68% di possibilità per i Kappa, oltre ad uno 0.36% di probabilità di split pot. Da questi risultati attesi non possiamo ancora dire nulla in merito alla varianza.
 
 
Abbiamo infatti la necessità di far accadere questo evento un numero sufficiente di volte affinché si possa considerare apprezzabile e significativo il dato di scostamento dalla media, ovvero, la varianza dello spot. Giocando ad esempio 100 board, potrebbe capitare di vedere i Jack vincere nel 30% dei casi; un risultato reale molto diverso da quello atteso, e proprio in questa discrepanza possiamo apprezzare la varianza. Chiaro che quanto più il campione sarà numericamente alto, quanto più l'incidenza della varianza diminuirà.