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Poker_e_CasiVarianza e ripetibilità, due concetti insieme affascinanti e pregnanti che, se correttamente compresi, possono aiutarci moltissimo nell'analisi del gioco. Cerchiamo di capire meglio questi due capisaldi di tutta la disciplina.
 
Come abbiamo visto nella prima parte dell'articolo la varianza ci spiega quanto siano scostati dalla media attesa i nostri risultati di gioco. In chiusura però abbiamo accennato alla ripetibilità di un fenomeno come condizione per poter parlare di varianza. Spieghiamoci meglio.
 
Se io dovessi calcolare la varianza dell'uscita del numero uno su 100 tiri di un dado dovrei come minimo sapere la probabilità di uscita del numero uno. Mi si dovrebbero quindi rendere note le facce complessive del dado e nel caso in cui queste siano sei avrei probabilità 1:5 che il numero richiesto sia quello risultante dal lancio. Ma se invece il dado ogni volta fosse diverso e dunque le facce non fossero fissate? Semplicemente non avrebbe senso parlare di varianza.
 

Come si sposa questo ragionamento al poker? Supponiamo di giocare 2.000 Sit&Go. Ogni singolo spot che gioco mi si potrà presentare in situazioni in tutto simili (dunque ammettiamo anche qualche trascurabile differenza) dunque avrà senso parlare di varianza, in quanto, molto semplicemente, siamo al cospetto di un fenomeno ripetibile.
 
Ci sono invece casi, penso ad esempio ad un lungo MTT, nei quali un particolare spot che avvenga in un particolare e delicato momento della gara, non si ripeterà un numero ragionevole di volte. Pensiamo ad esempio alla mano di Candio contro Cheong. Quel colpo ben difficilmente si ripresenterà identico e caricato del medesimo valore intrinseco.
 

Siamo dunque al cospetto di spot a varianza indefinita per i quali non ha dunque alcun senso parlare di scostamento dalla media per il semplice motivo che non riusciremo mai a raggiungere un campione abbastanza numeroso  per poter fare un calcolo attendibile.