Pubblicato il da Redazione

Non è un mistero che io amo Doyle Brunson. Per tutto quello che lui rappresenta nel mondo del poker passato, presente e futuro sia che si tratti di un giovane grinder, oppure di un giocatore amatoriale o di uno stimato professionista, Doyle è la figura di riferimento universale.


Doyle Brunson Texano classe 1933, da oltre 50 anni ha fatto del poker la sua professione. Nella sua carriera ha vinto ben Dieci braccialetti, due main event WSOP, un titolo WPT e presenza costante in ogni trasmissione televisiva incentrata sul poker, Brunson sta al poker come George Washington sta agli Stati Uniti, non per niente si è guadagnato i soprannomi di Poker Legend ed Il Padrino del Poker. Recentemente si è sottoposto ad una serie di domande rivoltegli sul sito Ask Me Anything, letteralmente traducibile con “chiedimi qualunque cosa”, dove gli utenti potevano rivolgergli qualsiasi tipo di domanda.


Ne viene fuori il ritratto di un’icona del poker, molto schietto e diretto nelle risposte, sempre con una punta di sarcasmo tipicamente texana, fatta da chi è perfettamente consapevole di aver scritto la storia del poker, senza però togliere nulla alle nuove leve, sia dell’online che dal live.
Tra le risposte più interessanti che Doyle ha dato si viene a sapere che il suo evento WSOP preferito è il 50mila mixed game.


Del poker attuale a livello umano gli manca soprattutto il cameratismo che c’era con i suoi vecchi amici, visto che ad oggi la maggior parte di loro se ne sono andati. Il miglior giocatore di poker contro il quale ha mai giocato a NLHM è Johnny Moss, il migliore attuale è Phil Ivey ed il miglior giocatore di poker di sempre è Stu Ungar. Andando sul personale si viene a sapere che è sposato da 52 anni e mai una volta sua moglie l’ha chiamato interrompendogli una sessione di poker a meno che non ci fosse una grave emergenza, ed è per questo che è sposato da 52 anni!
La sua poker room preferita è il Bellagio per via del miglior personale di poker presente in sala.


Fiches WsopSi definisce un giocatore di poker autodidatta perché fa questo mestiere dall’età di 23 anni (1956) ed ha imparato semplicemente guardando giocare gli altri più bravi di lui. A chi gli chiede se è mai stato stackato/sponsorizzato, Brunson risponde molto chiaramente dicendo che nella sua vita nessuno gli ha mai pagato sessioni cash o buy in dei tornei, ha sempre e solo usato i suoi soldi. Il suo film preferito è “La Stangata”, film del 1973 dove Paul Newman interpreta un baro. Poi fa un’interessante disamina sul poker attuale, dove si dichiara felice del dopo Moneymaker perché ha portato più interesse e più giocatori amatoriali nel movimento, ma sostanzialmente preferiva il poker di prima, perché conosceva tutti e si divertiva di più rispetto ai field oceanici attuali. A chi gli chiede cosa avrebbe fatto nella vita se non ci fosse stato il poker, Doyle risponde dicendo che avrebbe fatto l’insegnate di liceo, vista la sua laurea in amministrazione.


Definisce la sua famiglia come il suo più grande successo imprenditoriale e fa sapere di non aver mai discusso di poker in casa. Con sua moglie non ha mai detto se una sessione cash è andata bene o male, neppure ora dopo 52 anni di matrimonio. Suo figlio (Todd Brunson) è un giocatore professionista, ma Doyle non gli ha mai insegnato nulla, ha imparato a giocare al college e lo stesso ha fatto con sua figlia (Pam Brunson) poker pro pure lei. La sua più grande emozione nel poker l’ha avuta quando suo figlio Todd ha vinto un braccialetto WSOP.


E la sessione più lunga mai disputata da Doyle è stata nel 1958, dove all’età di 25 anni ha giocato ininterrottamente per 5 giorni e 5 notti.
Pur non essendo un giocatore da casinò (poker escluso) ammette che la sua debolezza sono le scommesse sportive, con una passione particolare per il basket, nel quale avrebbe potuto anche avere una carriera da professionista, se un brutto infortunio non lo avesse fermato al tempo del liceo.


Andando su domande “trasversali”, non senza una punta di ironia, Brunson fa sapere di essere stato rapinato 5 volte nella sua vita. 3 volte in Texas, una in West Virginia ed una a Las Vegas mentre rientrava nel suo appartamento. Dei tipi lo minacciano con la pistola, Doyle finge un attacco di cuore e si butta a terra; i malviventi entrano in casa lo stesso e fanno suonare l’allarme riuscendo a sottrargli solamente 4-5 mila euro, quando in realtà aveva appena vinto 90mila dollari in un torneo di razz alle WSOP.


Forse la domanda più significativa, per quando banale, arriva verso la fine: Quanto tempo dedichi a giocare a poker? E Doyle risponde:


“Ho giocato a poker per 300 giorni l’anno negli ultimi 60 anni e non ho mai chiuso un anno in perdita” E come dice sempre lui nella sigla di una trasmissione televisiva: “non si smette di giocare perché si diventa vecchi, ma si diventa vecchi quando si smette di giocare!”

Marco Zanini