Pubblicato il da Francesco "Straydog" Healy

Quote volte, ripensando ad un’eliminazione scottante, capita di farsi sempre la solita domandata “Cosa è andato storto?”. Un interrogativo che Daniel Negreanu si è posto dopo l’out in 11esima posizione al Main delle WSOP 2015, e che di recente ha cercato di analizzare nuovamente.


Il pro player canadese Daniel Negreanu è apparso in un documentario di PokerGo, dove è tornato su quella maledetta mano che nel 2015 gli spezzo i sogni di poter centrare il tavolo finale del Main Event WSOP. Una mano che lo costrinse alla eliminazioni in undicesima posizione. Ad eliminarlo Joe McKeehen, che poi divenne il campione del mondo.

In pochi ricorderanno quella mano, ma in gioco erano rimasti solo undici giocatori e i bui erano ormai saliti a 200.000-400.000. Joe McKeehen, chipleader, apre a 800mila con J3. Negreanu chiama con A4:

Perché ho chiamato? Nella mano precedente con KT avevo mandato resti, ma in questa mano avevo scelto di ragionare più a fondo, chiedendomi: per quanto tempo saremo in questa situazione? Limitarmi a fare all-in no, e quindi ho pensato fosse la scelta giusta”. Una scelta che all’epoca fu criticata visto che aveva uno stack di circa 15 bui.

Negreanu al flop centra la top pair: TKA. Il canadese fa check. McKeehen punta invece 700mila con progetto di colore:

“Foldare? Mai. Avevo due opzioni: slowplay o resti. Sapevo che per vincere il torneo quella mano era determinante. Tutti c’eravamo assicurati 500mila dollari, ed uscire decimo significava prendere 750mila dollari, mentre approdare al tavolo finale significava vincere almeno 1 milione. A me però non importava: 250mila dollari in più non mi interessavano, io volevo vincere il torneo”.

Daniel Negreannu dopo l'eliminazione
Daniel Negreannu dopo l'eliminazione

Daniel opta dunque per l’all-in per 5.8 milioni e il chipleader McKeehen chiama all’istante:

“Decido di proteggere e mando la vasca. Lui chiama subito e ho pensato subito che fosse finita, ed invece mi gira un draw, che mi rassicura e mi agita allo stesso tempo. Sono avanti ma di poco. E’ una di quelle situazioni dove è il fato a decidere, le abilità personali non contano più. Se reggeva quella mano era November Nine e avrei avuto alte probabilità di vincere. In quel momento pensavo comunque solo a non svenire, tanto era teso, non lo nego”.

Le ultime due carte ad uscire sul board sono un 3 e una Donna che permettono a Joe McKeehen di fare scala ed eliminare così Daniel Negreanu:

“Alla vista della Donna le mia gambe sono cedute. Era devastato. Il Main delle WSOP non è come gli altri tornei ed uscire ad un passo dalla gloria, fa male, come ricevere un pugno nello stomaco: da togliere il fiato. Mi sentivo svuotato. Poi strinsi la mano al mio avversario.

In quei momenti devi comportati in un certo modo. Io voglio essere un modello per me stesso ed era l’occasione giusta per farlo. Mi ricordo che cercavo di vedere il lato positivo, cioè l’aver superato 7mila persone, vincendo 500mila dollari. E’ un’eliminazione che prendo con positività, perché la sfortuna è parte del gioco, e poi sono grato al poker per tutto quello che mi ha dato”.