Pubblicato il da Giuseppe "Pidduv" Messineo

Se uno pensa al lavoro di torneista online immagina qualcosa di estremamente sedentario, ma in verità non è proprio così e basta pensare a qualche esempio eccellente. Colleferro, Las Vegas, Nova Gorica, Milano, Barcellona: è la road map di Gabriele Lepore, che da qualche mese si è stabilito in Catalogna per continuare a fare il suo lavoro. Nonostante tutto, ovvero un'Italia che lo ha quasi costretto ad andare via.

 

Prima la Slovenia, poi la Spagna, ma continuando ad essere un personaggio di primo piano sullo scenario italiano e coinvolto anche in progetti di lotta al gioco problematico. Ti possiamo definire ufficialmente un cervello in fuga?

Non so, sicuramente la mia idea è sempre stata quella di non fermarmi e fare qualcosa per migliorarmi. Ero andato in Slovenia per poter giocare sulle room estere ma di lì a qualche mese cambiarono alcuni regolamenti e non era più possibile. Così tornai a Milano e, in previsione della partenza della Liquidità Condivisa, misi in pratica un'idea che avevo da un po': mettere su una grindhouse, dove ospitare alcuni ragazzi che ho coinvolto in un progetto di staking-coaching, per affrontare la sfida con gli altri giocatori europei. Invece, anche lì, dopo qualche mese mi arrivarono info che la condivisa non sarebbe partita. Così, invece di stare a perdere tempo e sapendo che Spagna e Francia stavano per partire, decisi di andare a Barcellona. Di lì a poco si è aggiunto anche il Portogallo e adesso eccoci qui.

E allora raccontacela, la tue esperienza di questa condivisa. Come sono i field?

I field sono enormi nei tornei a basso e medio buy-in, mentre ad alto buy-in le cose sono più sfumate ma è normale che sia così. Poi le series sono molto più frequenti e quindi sono più frequenti anche le possibilità di vincere tanti soldi con una spesa bassa. Praticamente ogni giorno si trovano tornei da 10€ con 50 o 100mila garantiti, quindi la chance di fare uno shot importante è molto più frequente.

Quante volte ti sei chiesto come sarebbe con l'Italia?

Beh, considera innanzitutto la questione numerica. Il mercato francese è circa una volta e mezzo quello italiano, mentre quelli spagnolo e portoghese sono decisamente più ridotti. Già oggi la situazione è quella che ti ho descritto poco fa, ovvero con garantiti più alti e series più frequenti. Con l'ingresso di un mercato come quello italiano il bacino diventerebbe spettacolare, perché non bisogna ragionare solo in termini di addizione: mettere insieme questi quattro mercati attiverebbe anche una sorta di moltiplicatore, poiché un bacino enorme permette garantiti molto più alti, e garantiti alti attirano sempre più nuovi giocatori.

A tal proposito sei stato uno dei primissimi firmatari della petizione #POKERSENZAFRONTIERE. Perché un appassionato dovrebbe firmarla?

Perché non ci sono ragioni per non farlo, perché chi sparla della condivisa è solo perché ha interessi economici a mantenere il ghetto, perché l'Italia è stata la promotrice di questa cosa ed è assurdo che ne rimaniamo fuori. Oltretutto ci sono questioni che la gente ignora, come l'indotto che si potrebbe creare grazie agli stranieri e che comporterebbe interessanti guadagni per lo Stato, quindi per tutti noi.

Spiegati meglio.

Ad esempio in Spagna oggi il prelievo dalla rake è più basso rispetto all'Italia, quindi i giocatori devono pagare le tasse sui profitti. In Italia invece il prelievo è più alto e le vincite si ritengono tassate alla fonte. Una volta che l'Italia entrasse nella Liquidità Condivisa, un grinder straniero non avrebbe ragioni di non venire a vivere in Italia, dove arriverebbe a spendere i suoi soldi in termini di affitti, cibo e spese varie. Pensa a me, per esempio: visto che non era possibile farlo in Italia sono venuto qui in Spagna con i miei ragazzi ed è a Barcellona che spendiamo soldi per affitto, per mangiare, bere, divertirsi etc.

Questa è solo una delle ragioni, ma è proprio la visione generale ad essere nettissima: con l'Italia nella condivisa ci guadagneremmo noi giocatori, ci guadagnerebbe lo stato e ci sarebbero maggiori tutele. Per cui non esitate e firmate questa petizione!

Vuoi un poker senza frontiere? Firma la petizione sulla liquidità condivisa
Vuoi un poker senza frontiere? Firma la petizione sulla liquidità condivisa


A proposito di Italia, torniamo a te e alla tua carriera. Hai raggiunto la doppia cifra come anni da professionista di poker, non sei mai stato al centro di scandali di alcun tipo e sei un esempio per tutti gli appassionati. In un mondo normale dovrebbe esserci la fila per averti come testimonial, ma l'Italia di oggi è un po' strana e da giugno lo sarà ancora di più...

Dopo tanti anni di appartenenza a Sisal Poker, dal 30 giugno potrei non poter portare più la loro patch. A rischio non è solo la mia figura di testimonial ma anche le affiliazioni. Con i referenti Sisal stiamo discutendo su come poter proseguire il rapporto, al momento non so ancora in che modo ma se ci saranno i presupposti si continuerà sulla stessa strada.

Ad ogni modo tengo a sottolineare un aspetto: non mi sto lamentando perché Gabriele Lepore rischia di restare senza lavoro. Quello che facevo continuerò a farlo, seppure da qualche altra parte. Mi rattrista il fatto di sapere quante persone perderanno il lavoro, per esempio tutti quelli che lavorano nel marketing delle aziende di gaming, attività che sarà pressoché vietata.

E questo aspetto tira fuori un'altra ingiustizia, insita nel Decreto Dignità. In pratica si stabilisce che possono esistere solo i colossi: aziende più piccole o nate da poco sono destinate a morire, perché non avrebbero alcuna possibilità di farsi conoscere. Capisci che il fatto che io perda lo sponsor non conta nulla, quando ci saranno aziende costrette a chiudere? Per non parlare della reale efficacia del DD contro il gioco problematico...

No no, anzi: parliamone!

Partiamo dal fatto dei siti illegali o che non pagano neanche un euro allo stato, che continuano a comparire nelle ricerche su Google costituendo quindi sia un danno per le aziende legali sia per i giocatori, che non vengono affatto tutelati.

E poi non dimentichiamo un aspetto cruciale: chi ha una dipendenza da gioco non ha bisogno di una pubblicità, non gli serve uno stimolo che gli ricordi di essere dipendente. Questa non è una cosa opinabile, è scientificamente provato.

Anche l'argomento dei soldi spesi nel gioco che vengono tolti all'economia reale fa sorridere. Secondo te se uno ha il vizio del fumo e il pacchetto gli viene a costare di più cosa fa, non fuma più? Te lo dico io, magari si fa mancare il vino o il filetto eccetera, ma alle sigarette non rinuncia.

Se si volesse davvero combattere il gioco problematico ci sarebbero modi molto più efficaci. Penso per esempio a Betbuddy, un tool che ho visto lo scorso anno in fiera a Las Vegas e che praticamente analizza i database di gioco di un'azienda, quindi individua comportamenti a rischio e li segnala all'azienda che così può comunicarli al giocatore, o magari escluderlo temporaneamente per tutelarlo.

E poi c'è anche SeaFrog, il progetto a cui hai partecipato e che parte dalla ricerca “Pokermapper”.

Sì, anche quello è un sistema che sarebbe bello se venisse adottato non solo dalle aziende, ma direttamente dallo Stato.

Si tratta di un test che il giocatore fa prima di una sessione di gioco e che dura 2-3 minuti. Non stiamo parlando di noiosi questionari ma di brevi videogame, che aiutano SeaFrog a fornire in tempo reale un feedback sulla capacità di giocare responsabilmente. A venire monitorate sono le funzioni esecutive del cervello, che se scendono sotto una certa soglia (chiamata Responsible Gaming Index) non permettono di giocare responsabilmente.

Potrebbe funzionare un po' come l'etilometro: tu fai il test e poi decidi se correre il rischio. Oppure potrebbe essere direttamente l'azienda o lo stato a impedirti di accedere al gioco se, in quel momento, le tue condizioni mentali potrebbero metterti a rischio. Io preferisco sempre la libertà individuale, ma è sempre molto meglio questo rispetto al far morire un settore con una inutile caccia alle streghe.