Dopo il grande successo ottenuto quindici giorni fa con l'uscita su piw del primo capitolo del libro " Il poker nel mio destino", oggi pubblichiamo il secondo capitolo di questo appassionante libro, dal titolo "Un brutto risveglio".
Secondo Capitolo: Un brutto risveglio.
Apro gli occhi e vedo un filo di luce che illumina la stanza, ma non capisco dove sono, sento solo un forte dolore alla testa che non mi fa tenere aperti gli occhi; mi sforzo ma non riesco e dopo pochi secondi li richiudo e mi riaddormento in un attimo.
Sento delle voci che parlano ma non capisco cosa dicono, una e' sicuramente femminile, una voce intensa ma delicata che pronuncia parole in Inglese, un'altra invece e' maschile e con un tono autoritario e sembra indicare alla voce femminile di guardare qualche cosa.
Apro gli occhi e di fronte a me appaiono un uomo sui 40-45 anni brizzolato, con un camice bianco, con la barba incolta e una bella ragazza sui 30 anni con la carnagione chiara come la neve e due occhi azzurri che mi fissano.
Io li guardo e chiedo in italiano: >dove sono?> Loro si guardano e con un cenno di mano la giovane ragazza va verso la porta d'ingresso apre la porta ed esce. Io mi guardo in giro e vedo che mi trovo in una camera con un letto, una grande finestra da dove filtra poca luce, e vari apparecchi elettrici. Abbasso lo sguardo verso il braccio destro e noto che attaccato ho un piccolo cavetto con un liquido che mi viene somministrato.
Finalmente inizio a prendere coscienza e mi accorgo di essere in un ospedale, ma non capisco proprio cosa mi sia successo. Non ricordo nulla e non conoscendo la lingua non capisco quello che prova a spiegarmi il dottore.
La porta si riapre ed incredibilmente insieme alla dottoressa entra mio cugino che era in sala d'aspetto da circa quattro ore in attesa di un mio risveglio. I due dottori Inglesi escono dalla stanza e mio cugino si avvicina. Sono ancora molto frastornato, lo guardo e gli chiedo " cosa mi e' successo?" Lui con uno sguardo rattristito mi dice che ho avuto un incidente e mi chiede se mi ricordo cosa mi fosse successo. Riesco a malapena a scuotere il capo ma i dolori che mi partono dalla punta del piede fino alla testa mi impediscono altri movimenti.
Italo mi guarda e mi dice che ieri sera ero stato investito da un taxi, ma fortunatamente avevo "solo" una gamba rotta e molte escoriazioni su tutto il corpo ed ero fortunato ad essere ancora vivo!
Io ascolto Italo ma sono ancora sotto sedativo e non ho le forze di replicare, e nel giro di pochi minuti richiudo gli occhi e mi addormento come un neonato che non fa altro che chiudere gli occhi e dormire beatamente.
Sono le 15.00 e ne sono sicuro perché tutti i giorni sempre alla stessa ora l'infermiera York apre la porta della mia stanza, entra, mi saluta, cambia la mia flebo, mi da le solite 2 pastiglie da prendere con un po di acqua, mi sorride, poi richiude la porta e va via.
Sono passati ormai sei giorni dal mio incidente e piano piano sto riprendendo le mie forze. Ho pensato molte volte a quel giorno ma purtroppo non riesco a ricordare cosa sia successo. Il dottore ha detto a mio cugino Italo che sicuramente nel giro di qualche giorno mi tornerà in mente l'accaduto e che i ricordi di un incidente possono non tornare più nitidi. Questo un po' mi spaventa ma ora ho altro da pensare.
Alle 17.00 scenderò in sala dove mi toglieranno tutte le varie fasciature e se tutto sarà a posto entro qualche giorno potrò andare a casa di Italo per la riabilitazione e lascerò finalmente questo ospedale.
Sono le 09.00 e dopo circa 15 giorni in ospedale oggi i dottori mi hanno dato il permesso di tornare a casa, sto aspettando Italo che mi venga a prendere e mi porti a casa sua, mi sento in grande forma e oltre alla gamba ingessata la testa e il fisico si sono ripresi alla grande e anche il mio umore e' tornato quello di sempre.
Sento bussare alla porta: è Italo che arriva con una sedia a rotelle che ha preso in prestito dalla sua vicina di casa, la Signora Hill. Mi saluta e mi chiede: "come stai?" Lo fisso negli occhi e gli rispondo " potrei correre i 110 ostacoli in questo momento" e ancora "fratè portami via da questo ospedale".
Italo mi sorride e allegramente usciamo dalla porta della camera, prendiamo un ascensore e ci fermiamo al piano -2. Le porte dell'ascensore si aprono, Italo spinge la carrozzella fino ad una macchina di colore rosso, una alfa sud, modello non proprio moderno. Guardo Italo e gli domando: "Maro' ma e' tua sta baracca?" Italo non mi risponde; apre la portiera, mi aiuta a salire in macchina, chiude la carrozzella, poi la portiera e sale anche lui.
Usciamo dal grande parcheggio dell'ospedale e subito siamo nel centro di Londra, una città che io ho visto di sfuggita il giorno in qui sono arrivato, prima del mio incidente. La città è piena di gente che corre a destra e sinistra per le strade, gli autobus, le macchine, i pedoni. Un vero caos.
Oggi piove molto forte e le gocce d'acqua sembrano un mare che investe il nostro finestrino. Italo ha accesso la radio e il sottofondo e' una musica Inglese degli anni 60-70, credo si tratti di una canzone dei "Rolling Stone" ma non ne sono sicuro al 100%. Lo chiedo a mio cugino che ridendo mi dice che sto imparando la cultura British e che la canzone era proprio del mitico gruppo Inglese.
Arriviamo finalmente dopo una buona mezz'oretta di macchina nelle vicinanze della stazione delle metro di Isl. Gardens e mio cugino mi mostra il punto esatto dove sono stato investito dal taxi. Mi dice che all'uscita della stazione io avrei guardato come in Italia nella direzione opposta a quella inglese, perché come si sa in Inghilterra si guida al contrario e quindi tutti i cartelli sono invertiti, io lo ascolto un po stupito ma proprio non mi ricordo nulla del giorno del mio incidente, Italo gira dentro un bellissimo caseggiato in mattoncini rossi, prosegue lentamente e si ferma al numero 64, si gira verso di me e mi dice: "siamo Arrivati".
Italo scende dalla macchina, apre la porta posteriore della vecchia alfa romeo, prende due pacchi, richiude l'auto e viene ad aprire la mia portiera, mi attacco a lui, prendo le stampelle e faccio due passi, mio cugino apre la porta io entro dopo di lui e vado a sedermi su una bella poltrona blu dove sicuramente prima di me era seduto un gatto di colore rosso, visto i tanti peli lasciati sulla coperta poggiata ai bordi della poltrona, sono molto stanco per la giornata intensa e mentre Italo si fa una bella doccia, chiudo gli occhi e inizio a pensare alla mia vita Londinese.
Miro' per piw






















