Pubblicato il da Giuseppe "Pidduv" Messineo

Il pro di Winga Poker, Alessandro Zamboni, ci parla di una particolare differenza che si riscontra spesso tra poker online e live: il tipo di informazioni a cui si ha accesso per decidere le azioni al tavolo e l'attitudine media degli avversari.


Ancora una volta ci affidiamo al bravissimo Zambo19O3, player del Team Pro di Winga Poker e coach di PIW, per spiegare una delle differenze maggiori a cui ci si deve abituare quando si passa dal poker online a quello live.

Range Live vs Range Online

L’articolo di questa settimana parlerà di una particolare differenza tra il gioco online e il gioco live, che ho potuto osservare in prima persona partecipando a molti tornei dal vivo così come davanti ad un pc. Lungi da me fortificare la tipica frase “live è un altro gioco”, a cui sono totalmente refrattario. Il poker, che sia giocato tenendo in mano due carte oppure un mouse, resta lo stesso identico gioco; ciò che differisce è il tipo di informazioni a cui abbiamo accesso per decidere le nostre azioni al tavolo e l’attitudine media dei nostri avversari.

Una di queste differenze è rappresentata dai range dei nostri avversari, soprattutto nelle fasi di “short-stack” o quasi. Vorrei prendere spunto da una mano che ho giocato al termine del Day1 dell’ultimo Poker Grand Prix per farne un esempio di quello che intendo dire.

Uno dei tavoli di poker online di Winga Poker

Avevo uno stack di circa 22,000 chips a bui 500/1000+100 con in mano una coppia di 88 in posizione UTG in un tavolo a sette. Giocando online questo è uno spot in cui è sicuramente vantaggioso andare direttamente “all-in”. Tenendo conto di bui e ante ci troviamo nella “zona arancione” di Harrington, di poco sopra alla “zona rossa”, ultimo baluardo prima della “dead zone”. Rubare i bui e le ante in questo spot incrementa il nostro stack del 10% e soprattutto “missare” questo spot mette a rischio la nostra futura “fold equity”. Foldando ora e pagando bui e ante ci ritroveremmo presto con uno stack che non ci permetterà di avere sufficiente fold equity per repushare l’openraise di un nostro avversario, e nel giro di poco tempo anche il nostro push diretto diventerà facilmente callabile, senza contare che i bui potrebbero alzarsi da un momento all’altro, rendendo il nostro stack ancora più inoffensivo.

Insomma, tenendo conto matematicamente di tutti gli elementi con cui abbiamo avuto a che fare nei primi articoli sui sit&go (incremento dell’equity in caso di steal, diminuzione dell’equity in caso di fold, possibilità di essere chiamati ed equity in caso di call) otteniamo un EV positivo per questo push, rendendolo (a meno di particolari motivazioni) di gran lunga superiore ad un raise non all-in che ci può mettere in spot molto difficili sia in caso di call (giocheremo fuori posizione una mano difficile da gestire a meno di non floppare il set) o in caso di repush contro cui, a meno di informazioni particolari sull’avversario, è difficile che sia vantaggioso fare call.

Tuttavia, nella mano specifica che ho giocato al PGP ho ugualmente deciso di aprire a 2,200 e valutare successivamente a seconda del giocatore che eventualmente avrebbe fatto call o re-raise. Perchè?

Una delle motivazioni intrinseche per le quali online si pusha serenamente 88 in questo spot è, oltre al calcolo diretto dell’EV della mossa ovviamente, anche la valutazione della nostra fold equity nell’immediato futuro. Siamo consapevoli che foldando quella mano la metteremo fortemente a rischio già a partire dalla prossima orbita e, trovandoci di fronte ad una possibilità che è anche ad EV positivo, pushamo felici scrollando le spalle e dicendo “standard cooler” se dovessimo incappare in qualche monster dopo di noi.

Zambo19O3 e dr.cox88 del team Winga Poker

Quello che nei tornei dal vivo cambia, molto spesso, è la percezione della fold equity. Mentre online sotto i 20 bui ci consideriamo in modalità “push/fold”, nei tornei dal vivo questo stack ha invece infinita fold equity. Ho visto (e tante volte) giocatori sul grande buio foldare ad un push di 3/4 bui, o altri fare un rilancio per poi foldare ad un repush di uno stack di 7/8 bui totali (magari mostrando perfino un asso o dicendo frasi irreali tipo “non voglio giocarmi un flip”!!!).

Insomma, la possibilità di incappare in un “cooler” con uno stack di 20 bui in un torneo live ha un peso diverso. Anche se dovessimo raise/foldare questa coppia di 8 e pagare i prossimi bui ci troveremmo con uno stack che ci permetterà non solo di pushare da posizioni più avanzate con una fold equity praticamente invariata, ma anche di repushare contro l’openraise di una certa tipologia di giocatori (non certo un forte regular dell’online che non si sognerebbe ovviamente mai di aprire per foldare al nostro repush).

Considerando che, in aggiunta, dal vivo è meno frequente il “resteal” puro, sappiamo anche che non saranno tante di più le mani che ci repusheranno rispetto a quelle che avrebbero chiamato il nostro push. Molto spesso ruberemo comunque i bui, qualche volta dovremo raise/foldare con danni decisamente inferiori a quelli che avremmo avuto giocando online e qualche altra volta (dato che molto spesso i nostri avversari giocheranno “fit or fold”) quando verremo chiamati potremmo portare a casa un buon piattino, circa il 66% delle volte.

Per inciso (giusto per far vedere che non sono result oriented) dopo aver aperto 2,200 chips da UTG ho ricevuto un reraise di 5,500 dal cutoff e un repush per 30,000 chips totali del piccolo buio. A questo punto ho foldato serenamente assistendo allo showdown di AQ (il primo re-raise) e AK (il repush) che avrei tranquillamente vinto grazie all’8 materializzatosi sul flop e che mi avrebbe consentito un grasso triple-up se avessi pushato direttamente.