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bolla_poker.jpgIl Bubble Factor, fattore bolla, è uno dei concetti fondamentali del poker nella versione torneo. La bolla incide infatti tantissimo nelle fasi fondamentali di un evento, lo stesso accade con i sit'n'go, particolare tipologia di tournament.




Nei sit'n'go di poker il "bubble factor", per molti versi, acquisisce ancora più rilevanza e chiunque li gioca deve per forza di cose fare i conti con la bolla se non vuole andare incontro a scelte a valore atteso pesantemente negativo.

Quello che segue è un articolo scritto dal nostro coach Alessandro "Zambo19O3" Zamboni, Pro del Team Winga Poker, che ci aiuta a capire quanto sia fondamentale il fattore bolla e quanto incide nei sit'n'go che giornalmente giochiamo.


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 Alessandro Zamboni con un collega di Winga Poker


The Bubble Factor

Il termine bubble factor viene definito all’interno del libro (che consiglio a tutti!) “Kill Everyone”, di Nelson, Streib e Heston, nella sezione in cui si parla, tra le altre cose, di “equity” e “non-linearità” del valore in denaro delle chips da torneo (argomenti che abbiamo già discusso nell’introduzione all’ICM di un paio di settimane fa).

Volendo semplificare al massimo il concetto, che svilupperemo poi meglio nel corso di questo articolo, il “bubble factor” è semplicemente un “peso” da aggiungere alle nostre chips a causa del quale, in ogni mano di un sit'n'go, le chips perse sono più preziose delle chips vinte. In altre parole il vantaggio di guadagnare X chips è inferiore allo svantaggio di perdere X chips.

Questo “peso”, tuttavia, non è affatto costante durante lo svolgimento del sit&go ed anzi, anche nel contesto di una stessa mano, può essere più o meno alto a seconda dell’avversario con il quale ci stiamo confrontando. Comprendere le dinamiche secondo cui varia questo “peso” è ovviamente di vitale importanza per gestire al meglio ogni situazione di un sit&go, soprattutto nella fase di “bolla” in cui, come vedremo, il “bubble factor” raggiunge spesso i suoi picchi di valore più alti.


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Scoppiare la bolla, la paura più grande dei giocatori


Entriamo ora più nel dettaglio, e riconsideriamo la situazione di bolla presa in esame nell’ultimo articolo di Armando. Nel  riportare gli stack dei quattro players coinvolti nella mano, aggiungiamo a fianco di ognuno anche la relativa “equity”, cioè la traduzione in denaro (espresso in % del “prize-pool”) delle chips in loro possesso.

La situazione è dunque la seguente:

Player A: 1,550 (14,96%)

Player B: 5,675 (33,95%)

Player C: 2,300 (20,84%)

Player D: 4,375 (29,23%)

Mettiamoci nei panni del second stack (Player D) che si trova, come nell’articolo di Armando, a dover far fronte al “push” del chipleader (Player B). Utilizzando l’ICM possiamo calcolare quale sarebbe la nostra equity in caso di showdown favorevole, sapendo già che, costandoci l’eliminazione, uno showdown sfavorevole la farebbe crollare a zero.


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Uno dei sit&go di Winga Poker


Tenendo conto dei bui e delle ante (200/400+25), vincere lo showdown contro il Player B porterebbe alla seguente redistribuzione degli stack e delle equity:

Player A: 1,525 (19,08%)

Player B: 1,275 (16.62%)

Player C: 2,075 (22,56%)

Player D: 9,025 (41,74%)

Quindi vincere lo showdown incrementerebbe la nostra equity dal 29,23% al 41,74% per un guadagno di 12,51 punti percentuali. Una sconfitta, come detto, porterebbe a zero la nostra equity per una perdita di 29,23 punti percentuali. Il nostro “bubble factor contro il Player B” (definito come rapporto tra “perdita di equity” e “guadagno di equity”) in questa specifica situazione  è dato da:

29,23 / 12,51 = 2,33.

Dunque perdere lo showdown ci danneggia 2,33 volte più di quanto ci favorisca vincerlo o, in altre parole, “le chips che stiamo rischiando valgono 2,33 volte le chips che stiamo sperando di vincere”. Il “bubble factor” ci permette, pertanto, di calcolare l’equity che la nostra mano deve avere per permetterci di fare un “call” profittevole contro il range di push del chipleader.


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Dobbiamo infatti avere una mano che sia vincente 2,33-a-1 contro il range avversario solo per avere il “breakeven point” (cioè la situazione di indifferenza sul lungo periodo), ed essere favoriti 2,33-a-1, tradotto in %, vuol dire che la nostra mano deve stare al 69,96% contro il range avversario. Ipotizzando, come è spesso ragionevole fare, che il chipleader stia approfittando di questa situazione andando all-in ATC (cioè col 100% delle mani), noi, come già verificato da Armando, potremo fare call solo con coppie superiori a 8-8. I “pocket eights”, infatti, vincono “soltanto” il 69,1% delle volte contro una mano casuale ed è, seppur di poco, insufficiente nella nostra situazione, così come lo è anche l’equity di A-K suited che si ferma addirittura al 67%!

Una cosa che è interessante notare è che, mentre il nostro “bubble factor” contro il chipleader è di 2,33, quello del chipleader contro di noi (ottenibile con calcoli simili ai precedenti) è soltanto 1,63!! Ciò vuol dire che al chipleader sarebbe sufficiente una mano vincente 1,63-a-1 contro il nostro range per chiamare un nostro eventuale all-in.


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Il coach di PIW Zambo19O3


Nel caso fossimo noi ad andare all-in ATC contro il chipleader, questi potrebbe fare un “call” profittevole con 66+, A9s+, ATo+, KJs+. Il confronto tra questo range di call e quello che dovremmo avere noi a ruoli invertiti (come detto solo 99+) ci permette di dare una proporzione di quanto più “avversi al rischio” dovremmo essere nell’andare allo showdown contro il chipleader in “bolla” e di quanto, d’altra parte, avere più chips di tutti una volta rimasti in quattro ci collochi in una posizione di estremo vantaggio e ci permetta di esercitare la massima pressione possibile sugli altri avversari in gioco, traendo da questa situazione ulteriore vantaggio e mettendoci in “pole-position” per la vittoria finale del sit&go.


PokerItaliaWeb Staff