Quale sarà il futuro del nuovo poker online americano? Qual è lo scenario più plausibile a cui si sta andando incontro? Proviamo a riflettere su qualche dato reale per tentare di dare una risposta a queste importanti domande!
Quale sarà il futuro del nuovo poker online americano? Qual è lo scenario più plausibile a cui si sta andando incontro? Proviamo a riflettere su qualche dato reale per tentare di dare una risposta a queste importanti domande!
Il denaro dei giocatori americani è salvo e già questa è una bella notizia. Da qualche giorno a questa parte infatti la tensione tra i player americani non faceva che aumentare visto il silenzio del governo in merito ad un punto delicatissimo di tutta la questione. Questo è un primo passo a cui dovranno necessariamente seguirne altri, concreti e, soprattutto, rapidi.
In primis urge una regolamentazione. Provando a fare un piccolo bilancio si evince che a nessun governo, in particolar modo quello americano che si trova in questi anni a fare i conti con una delle più grandi recessioni economiche, secondo alcuni analisti seconda solo a quella del ’29. Volendo snocciolare qualche dato, per rendersi conto dell’entità del movimento è sufficiente considerare gli iscritti alla Poker Player Alliance, la più grossa associazione/sindacato dei giocatori negli Stati Uniti: un numero esorbitante, ben 1,2 milioni di soci.
Come sottolineava più che giustamente Linda Johnson nel suo intervento di ieri pubblicato dal PokerNewsDaily l’industria del poker non si ferma ai giocatori, anzi, tutto il mondo di servizi che orbita intorno al gioco riveste una parte assolutamente non trascurabile della torta degli incassi, tutte spese tassabili delle quali lo stato dovrà in qualche modo beneficiare.
E così viene da porsi in modo quasi naturale la fatidica domanda: stiamo andando in contro ad un mercato del poker con room.us? Tutto sembrerebbe portare in questa direzione, almeno per quanto riguarda un ragionamento logico; dati reali o indicazioni in merito purtroppo ancora non ce ne sono.
In primo luogo la rapidità di intervento richiesta porta a pensare che la regolamentazione che verrà quasi certamente proposta sarà di facile attuazione. E proprio in questa direzione possiamo capire che l’esperienza maturata sul mercato italiano e su quello francese da parte di quasi tutte le room orbitanti nel settore americano sarà di non poco aiuto. Un altro motivo che mi fa pensare all’adozione di un mercato per così dire regionale è la facilità di tassazione e, non da ultimo, la floridità del movimento. Com’è noto ormai, anche grazie all’esperienza italiana, un mercato nazionale è pienamente soddisfacente nel caso in cui il numero di giocatori ai tavoli sia abbondante e nel caso americano potremmo anche accantonare le ipotesi più funeree circa una saturazione futura ai tavoli da torneo.
Un’altra possibilità risiede nel Disegno di Legge presentato il luglio scorso dal Membro del consiglio Barney Frank, anche se a questo punto sembra l’ipotesi più improbabile visto che già una volta tale proposta è stata accantonata e dimenticata nei cassetti del parlamento. Un ritorno su piste già battute in ogni caso si renderebbe meno improbabile grazie alla fretta che le grandi lobbies saranno comunque in grado di esercitare sul governo durante questi strani e lunghissimi giorni d’attesa.

