A Nicosia, la capitale di Cipro, un gruppo di quaranta anziane ha ricevuto l'ordine di comparire davanti al giudice, per rispondere di una partita di poker con soldi reali giocata più di due anni fa. Le anziane cipriote ora rischiano fino a 6 mesi di galera…
Non è difficile trovare, fra le pagine di cronaca dei giornali locali italiani, notizie che raccontano della chiusura di circoli di poker e di denunce a carico dei giocatori d'azzardo (o presunti tali). Avvenimenti che in molti casi non fanno più scalpore, ma una notizia che arriva dall'estero sorprende tutti: questa settimana nella capitale di Cipro, Nicosia, quaranta anziani hanno ricevuto l'ordine di comparire davanti al giudice per aver partecipato nel 2009 ad una partita di poker.
I fatti risalgono al novembre 2009, quando alcune donne decisero di passare il pomeriggio giocando a poker e a bridge, accompagnando il tutto con degli ottimi stuzzichini preparati per l'occasione. La polizia, però, scoperta questa cellula terroristica composta principalmente da novantenni, decise di fare irruzione per fermare la partita in corso. Le presenti furono accusate di gioco con soldi reali.
Trovate con le carte in mano e e consapevoli del reato, molte delle giocatrici tentarono la fuga, altre, le più temerarie, decisero di affrontare la polizia, mentre alcune, quelle che riuscirono a mantenere il sangue freddo, chiesero alla polizia di “fargli terminare la mano in corso”.
Le pratiche da palazzo come spesso accade vanno a rilento e nel frattempo due delle donne segnalate stanno trascorrendo gli ultimi giorni della loro vita sotto cure mediche, mentre altre, purtroppo sono decedute.
Quasi uno scherzo per alcuni, ma non per i parenti degli accusati, come ad esempio per la figlia dell'imputata più anziana (98 anni). “È stupido che la polizia si preoccupi di questi giochi innocenti, quando si compiono reati ben più gravi da perseguire. Mia madre non ha mai fatto del male a nessuno e spero anche che continui, perché il gioco le mantiene la mente vigile e allenata”.
Nel qual caso le accuse dovessero essere confermate, le imputate rischiano fino a 6 mesi di carcere, oppure, come pena sostitutiva, una multa pecuniaria di 750 euro.