Alla recente tappa dell'Italian Poker Open si è classificato 29° guadagnando 2.400 Fr. dopo un’ottima prestazione nella quale ha occupato il primo posto del count durante lunghi tratti di gara. Scopriamo insieme un giovane talento italiano, Maurizio Agrello.
Luca Barbi: Durante gli ultimi anni la tecnica pokeristica ha subito una costante evoluzione. Tu, contrariamente a molti dei miei intervistati, sei fra i giocatori che continuano a prediligere il live rispetto all’online. Mi interesserebbe sapere se e come sono cambiati questi tavoli negli ultimi tempi.
Maurizio Agrello: Sì, è cambiato anche il live. Io gioco preferibilmente le partite High Stake, se così si possono definire. Stiamo parlando del 10/20 Franchi qui al Casinò di Campione; fino all’anno scorso anche in questi tavoli potevi trovare facilmente dei giocatori loose passive, perfetti per il guadagno dei regular. Lentamente il field è cambiato e pur rimanendo molto profittevole, il field si è popolato di Tight Passive diventando un po’ più difficile…
LB: Immagino abbia richiesto uno sforzo d’adattamento non indifferente da parte tua.
MA: La cosa migliore da fare è giocare un poker solido e aggressivo, diventare ottimi TAG insomma. Lo devi fare perché se perdi 70-80BB contro questa categoria di avversari recuperare diventa pressoché impossibile. D’altro canto sono estremamente leggibili agli occhi di un giocatore regolare, quindi la vita non è poi così difficile.
LB: La tua carriera pokeristica è iniziata ufficialmente grazie alla vittoria del Malta Poker Dream, ma chi era Maurizio Agrello prima di quell’exploit?
MA: Ero un giocatore di poker occasionale. Ho iniziato come tanti con il poker a cinque carte per poi scoprire il Texas Hold’em e invaghirmi di questo nuovo gioco. Non è stato amore a prima vista però; per il colpo di fulmine sono serviti gli Stati Uniti e Seattle, la città dove vive mio fratello e dove mi trasferii per qualche mese ormai cinque anni fa. Li nacque questa grande passione e iniziai a divorare libri per conoscere meglio le dinamiche di questo gioco. Poi, rientrato in Italia, ho frequentato i tavoli limit del Casinò di Campione. Giocavo anche allora il 10/20, ma leggermente fuori bankroll: la partita era così facile che mi potevo permettere questo azzardo. Poi arrivò la vittoria del Malta Poker Dream che determinò la scelta di diventare un giocatore a tempo pieno. Non professionista, perché in Italia ha poco senso parlare di professionismo nel poker visto che non esiste un vero e proprio inquadramento di categoria.
LB: Hai parlato di libri. Negli ultimi tempi il poker cambia ogni anno più di quanto non sia mutato nei suoi primi novant’anni di esistenza. Credi che i libri servano ancora o è meglio appoggiarsi al web per avere nozioni sempre fresche?
MA: Credo che per il poker live ci sia ancora molto spazio per i libri a causa della natura particolare di un tavolo dal vivo. Hai davanti ai tuoi occhi l’avversario e devi assolutamente trarre vantaggio da questo; nozioni di psicologia o il riconoscimento dei tell, così come l’abilità nell’uso della parola al tavolo sono componenti che spesso ho trovato sui grandi testi dedicati al poker ma che raramente rintraccio sul web dove si tende ad occuparsi per lo più di poker online. Poi confesso che sono un affezionato della lettura su carta, non acquisto nemmeno gli ebook, o come si chiamano. Amo i libri, e non solo quelli di poker.
LB: Ecco, parliamo del Maurizio Agrello che non gioca a poker. Hai altre passioni?
MA: A parte la lettura di cui ti ho già parlato, sono un vero amante dello sport. Mi piace praticarlo così come adoro guardarlo, anche se ultimamente ho rinunciato un po’ al calcio deluso dallo scandalo scommesse: guardare una partita avendo il dubbio che il risultato finale non sia frutto dell’agonismo in campo ma di una decisione a priori non è esattamente quello che desidero. Oltre a questo mi dedico al volontariato e alla beneficenza, una cosa che consiglio a tutti i giocatori vincenti d’Italia.