Nel poker serve l’umiltà: impariamo dai campioni

Nel poker servono umiltà e voglia di imparare. Quando abbiamo la fortuna di poter osservare dei campioni all'opera, dovremmo cercare di apprendere il più possibile. Non bisogna lasciar spazio a sentimenti negativi come l'invidia o l'eccessivo orgoglio.

Nel poker servono umiltà e voglia di imparare. Quando abbiamo la fortuna di poter osservare dei campioni all'opera, dovremmo cercare di apprendere il più possibile. Non bisogna lasciar spazio a sentimenti negativi come l'invidia o l'eccessivo orgoglio.

 

Il poker è un gioco che spesso tira fuori l'ego e le ambizioni di ognuno di noi. Quando vinciamo ci sentiamo degli dei e quando perdiamo invece ci brucia accettare la sconfitta. Essere 'self-confident' va benissimo per essere stimolati e motivati nel gioco, ma il confine che separa questo atteggiamento positivo con l'arroganza e la strafottenza può essere davvero difficile da distinguere. Ecco perchè è importante porsi nel modo giusto nei confronti di chi nel poker è un vincente o ha comunque già dimostrato qualcosa.

 

Da cosa nascono queste mie considerazioni? Troppo spesso i giocatori di poker si sentono liberi di criticare e di sparare sentenze grazie agli strumenti che vengono offerti dal web. Nei social network, nei forum si sprecano i giudizi di presunti fenomeni che deridono i risultati o le giocate di gente molto più titolata, esperta o conosciuta al grande pubblico. Siete così sicuri di avere il curriculum adatto per permettervi di valutare quello che fanno al tavolo dei mostri sacri come Dario Minieri o Phil Hellmuth, tanto per fare due nomi?

 

L'EPT di Campione 2012 è stato l'ennesimo torneo nella quale gli stranieri hanno avuto la meglio sul field azzurro. In gara c'erano tanti grandi nomi internazionali e dunque questa era una grande occasione per osservare da vicino lo stile e le giocate di players skillati ed esperti. Come spesso capita però ci si concentra su altre cose oppure si banalizzano certi concetti. Ho sentito molto spesso ad esempio dire che “i giocatori scandinavi sanno solo fare all-in a caso” oppure che gli stranieri vincenti hanno semplicemente solo cu… ehm, fortuna.

 

Possibile che l'ucraino Oleksii Kovalchuk stia dominando l'IPT per puro caso? Dopo sei stagioni in cui abbiamo avuto il piacere di ospitare l'EPT nel nostro Paese, ancora nessun italiano è riuscito a shippare la picca in casa. Anche questo è solo un maledetto scherzo della sorte? Non è che forse noi italiani siamo un po' troppo pieni di noi stessi e non sappiamo riconoscere i nostri limiti? Non voglio assoultamente sparare a zero sul nostro movimento pokeristico, ma soltanto invitarvi a riflettere su come bisognerebbe porsi di fronte a certe questioni.

 

Tante volte nei nostri Blog Live si trovano delle mani incredibili, apparentemente inspiegabili, giocate magari da players considerati fortissimi. Come è possibile tutto ciò? Forse ci sono giocatori considerati 'fenomenali' che invece sono degli autentici donk? Può essere… però la risposta più semplice va individuata in una differenza troppo marcata di livelli di pensiero. Se non capiamo una giocata strana avvenuta ad un tavolo finale EPT, sarà perchè noi non abbiamo neanche mai sfiorato un risultato simile nella nostra carriera.

 

Di sicuro esistono i giocatori 'miracolati' che hanno ottenuto straordinari risultati dal vivo senza particolari meriti. Ma non dobbiamo ogni volta pensare a questi casi se ci sfugge la logica di una giocata ad un grande torneo. Se non abbiamo mai provato cosa significa giocarsi grandi cifre in un live importante come l'EPT, forse dovremmo cercare di chiederci cosa possiamo imparare per arrivare un giorno a questi livelli. Ascoltare le interviste dei più grandi campioni può esserci d'aiuto per aprire le nostre menti e per avvicinarci prima o poi all'olimpo del poker.

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