Il poker USA non s’ha da fare: i detrattori ci provano anche con le lettere

Il Black Friday sembra non essere bastato a calmare gli animi dei detrattori del poker online negli States. Due lettere sono state recapitate ai rappresentanti del congresso nel tentativo di rallentare ulteriormente il percorso normativo che porterà al nuovo poker online Made in USA.

Il Black Friday sembra non essere bastato a calmare gli animi dei detrattori del poker online negli States. Due lettere sono state recapitate ai rappresentanti del congresso nel tentativo di rallentare ulteriormente il percorso normativo che porterà al nuovo poker online Made in USA.

Quando nel 2006 gli Stati Uniti approvarono la legge contro il gambling online che ormai tutti conosciamo come UIGEA furono in molti a temere una seria restrizione della propria libertà personale. Sembrava che ciò non dovesse accadere visto che per anni nessuno ha mosso un dito contro realtà note e diffuse, specialmente per quanto riguarda il poker. Poi, dopo il Black Friday, divenne chiaro a tutti che il momento di nuocere era arrivato anche per l’UIGEA e di fatto la libertà di molti statunitensi fu decurtata sensibilmente.


Il movimento pokeristico ha perso negli USA e non sembra che ci sia molto altro da fare anche per i detrattori più motivati; non è così. Gli attacchi al poker online sono dilagati negli States durante il maggio appena trascorso; 25 gruppi religiosi e diversi difensori dei valori della famiglia hanno redatto e inviato due lettere contenenti ulteriori proposte per arginare il “problema” del gioco online.


Il primo a rispondere in merito all’accaduto è stato John Pappas, direttore esecutivo della Poker Player Alliance, il quale non crede che le lettere possano avere un grande impatto sulla spinta che la sua organizzazione può dare circa la legalizzazione del poker negli Stati Uniti. «Non credo che le lettere siano state prese molto sul serio», rivela Pappas, «Non credo che la posizione delle orginizzazioni firmatarie siano una sorpresa per nessuno di quelli che hanno aperto e letto la lettera. Credo che la loro opinione sarà tenuta in considerazione e che potrà al limite servire per cercare un compromesso circa il poker online».


John Pappas, della PPASembra dunque che il contenuto delle due lettere di rimostranza possa portare in futuro a sposare il nuovo poker online legale a iniziative volte alla tutela dei consumatori e, quindi, a campagne per il recupero dei dipendenti da gioco, punti già alle fondamenta della proposta di legge avanzata dalla PPA e dunque facilmente accettabili nell’eventualità di una legalizzazione del poker. Pappas però aggiunge: «Sembra che queste organizzazioni non siano disposte ad accettare nessun tipo di forma di gioco su internet, nemmeno regolamentata. Vorrebbero continuare così, senza una legge. Penso siano più felici di vivere la propria vita con la testa nella sabbia».


Il timore resta comunque sempre quello. I gruppi religiosi detrattori del poker online legalizzato hanno rappresentanti alla Casa Bianca e il pericolo di una presa di potere e di un conseguente rafforzamento dell’UIGEA sono lo spauracchio dei pokeristi americani. A proposito di questo Pappas conferma: «Questa è sicuramente una delle possibilità, ma abbiamo solamente la necessità di esserne consapevoli. Se e quando dovesse capitare la PPA dovrà essere pronta ad affrontare il problema e, possibilmente, a sconfiggerlo.»

Il movimento del poker americano è molto più maturo rispetto al 2006 e proprio in virtù di questo sono in molti a sperare che prima o poi i diritti che da tempo si inseguono diventino realtà. Per il momento sono solamente un miraggio, uno di quelli che da fastidio a molti anche se ben lungi dal trasformarsi in qualcosa di concreto. 

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