La proposta di legge di due senatori statunitensi, Harry Reid e John Kyl, con la quale si prefiggevano di dettare delle linee guida per la legalizzazione a livello federale del poker online, viene etichettata come incostituzionale da un importante avvocato.
Negli Stati Uniti, il periodo che trascorre da quando cessa un governo a quando si insidia quello nuovo, viene definito come “lame-duck”. I senatori, dopo le elezioni presidenziali, hanno tempo un mese e mezzo per chiudere tutti i progetti che sono stati aperti nel corso del governo appena concluso.
Fra questi progetti, rientra anche quello sulla legalizzazione del poker online a livello federale, proposta di legge proposta dal senatore democratico Harry Reid e dal senatore repubblicano John Kyl. Rammentiamo che negli Stati Uniti, sono i singoli stati a decidere se approvare o meno il poker online nel loro territorio.
All'interno di questo progetto, rientra anche la clausola “Bad Actor Lock-Out”, ovvero la proibizione di entrare nel nuovo mercato alle società che hanno offerto i loro servizi negli Stati Uniti dopo l'entrata in vigore della UIGEA. Su questo, punto, però si è espresso in questi giorni l'avvocato Paul Clement, che ha affermato che questo tipo di restrizione potrebbe essere vista come incostituzionale.
Oltre a Clement, la Poker Players Alliance (PPA) ha espresso un proprio parere negativo sul “blackout” totale della durata di 15 mesi, che dovrebbe servire agli stati per mettere in moto i meccanismi della legge di sottoscrizione alla legge proposta. In aggiunta la PPA chiede ai promotori della legalizzazione federale di mantenere a tutti i costi la porta aperta alla liquidità internazionale, dovuto alla mancanza di liquidità interna che sta toccando i mercati europei.