Focus manda un suo giornalista a Las Vegas per giocare le WSOP

Le WSOP hanno contagiato tutti, perfino la redazione della rivista Focus. Il noto mensile di divulgazione scientifica ha mandato un suo (fortunato) inviato a Las Vegas per giocare un evento delle World Series e fare un dettagliato reportage.

Le WSOP hanno contagiato tutti, perfino la redazione della rivista Focus. Il noto mensile di divulgazione scientifica ha mandato un suo (fortunato) inviato a Las Vegas per giocare un evento delle World Series e fare un dettagliato reportage.

 
Sul sito della popolare rivista Focus è apparso un interessante spazio dedicato al poker e in particolare alle WSOP di Las Vegas. Il giornalista Gianluca Ranzini è stato spedito fino nel Nevada per partecipare all'edizione 2013 delle World Series. Ranzini non solo ci racconta l'atmosfera che si respira a Las Vegas, ma si è anche iscritto a uno dei tanti tornei del campionato del mondo di poker…
 
Le WSOP stanno al poker come Wimbledon sta al tennis e le Olimpiadi a qualsiasi sport. Sono il massimo. Si articolano in una serie di moltissimi tornei (circa una sessantina) che si svolgono nel corso di un mese e mezzo, da fine maggio a metà luglio. E adesso ci siamo proprio in mezzo. Rispetto agli sport normali, per partecipare non ci si deve qualificare. Gli amanti dello sport saranno inorriditi. Quelli del poker no, perché basta sborsare la quota di iscrizione a uno o più dei tornei in programma e si partecipa. Niente qualifiche, basta pagare.
 
Il problema è che le iscrizioni ai tornei (si chiamano buy-in) sono alte: da un minimo di 1.000 dollari a un massimo di 10.000, per il cosiddetto “main event”, l'evento principale, che di fatto rappresenta il campionato del mondo di poker texano e assegna al vincitore diversi milioni di dollari. La mia idea è di “annusare” l'ambiente di questo strano mondo, di incontrare alcuni personaggi che lo popolano e poi, perché no, di provare a partecipare a un torneo di quelli più “scrausi”, cioè con un buy-in di 1.000 dollari, che è comunque una cifra considerevole. Visto che ho fatto 10.000 km per arrivare a Las Vegas, voglio poter dire agli amici con cui gioco il giovedì sera a casa: “Oh ragazzi, quest'anno ho partecipato alle WSOP!”
 
Gianluca Ranzini
Las Vegas è l'amplificazione estrema di ciò che già sono gli Stati Uniti in generale. Negli Usa tutto è grande. A Las Vegas, di più. Las Vegas è la città dove le porte girevoli all'entrata degli hotel sono azionate da un motore, altrimenti sarebbero troppo pesanti da spostare. Gli hotel stessi sono impressionati. Oggi sono stato buona parte della giornata al Rio, l'enorme hotel sede delle WSOP. Continuavo a perdermi… Comunque dopo un po' ho trovato una sala zeppa di tavoli da poker a perdita d'occhio. Pensavo fosse quella, e basta. Ma dopo altre 2 o 3 ore di girovagare ne ho trovate altre 2 altrettanto grandi. C'erano migliaia di giocatori. Per chi segue un pochino il poker, sono stato a 3 metri da Daniel Negreanu, canadese, uno dei giocatori più famosi del mondo.
 
Alla fine comunque sono almeno riuscito a iscrivermi al torneo a cui parteciperò, che inizia domenica. È un texas hold'em no limit da 1.000 dollari di buy-in. Tradotto: l'iscrizione costa 1.000 dollari (che si versano in contanti sull'unghia) e la specialità è quella più diffusa, il poker texano senza limite di puntata. Indicativamente dovrebbero esserci circa 2.000 giocatori ai nastri di partenza, che si affronteranno nell'arco di 3 giorni fino a quando ne rimarrà solo uno, che si metterà in tasca un primo premio che probabilmente sarà di circa 400.000 dollari. Ma i primi 200 giocatori circa, come si dice, andranno a premio, cioè non torneranno a casa a mani vuote: dal 200esimo che si prenderà poco più di quanto pagato per l'iscrizione fino a salire al super premio del primo classificato.
 
Oggi è il grande giorno. Il torneo inizia alle 12 ora locale (le 21 in Italia). La struttura del torneo è abbastanza diversa da come gioco di solito con gli amici. In questi tornei minori delle WSOP si inizia con pochissime chips (le fiches nel poker si chiamano così) e i livelli sono molto lunghi: 60 minuti ciascuno. In parole povere, è probabile che ci saranno lunghissime ore trascorse a passare e a passare ancora le carte, in attesa che arrivi la mano buona. Anche se le regole del poker moderno insegnano che bisogna giocare aggressivi, proprio perché molti giocatori poco esperti (e con così tanti partecipanti sono la maggior parte) tendono a essere prudenti per non essere estromessi subito. Comunque, io sarei già felice di superare il primo giorno, poi vedremo. Se è vero che nel lungo periodo (ma mooolto lungo) in media i giocatori bravi prevalgono, sulla breve distanza di un torneo di 3 giorni la fortuna gioca un ruolo importante. Così, tanto per mettere le mani avanti…
 
Gli aggiornamenti di Ranzini per ora si fermano al quarto livello del torneo: il giornalista è ancora vivo alla seconda pausa. Vedremo come proseguirà la sua avventura e se riuscirà addirittura a piazzare la prestigiosa bandierina! Stay tuned…

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