La recente dichiarazione di Sergio Castelluccio, che avrebbe lasciato il poker professionistico in caso di un grande risultato al Main Event WSOP, ha fatto molto discutere. Quando arriva davvero il momento di smettere di giocare per un giocatore professionista di poker?
Alle WSOP di quest'estate abbiamo assistito a diversi trionfi di player noti, così come di giocatori che non avevamo mai sentito nominare prima. Abbiamo seguito con trepidazione e passione la deep run di Sergio Castelluccio al Main Event, nella speranza che potesse diventare il secondo November Nine italiano dopo l'impresa di Filippo Candio del 2010.
Torneo che per Sergio s'è fermato con la 14esima posizione ed un pizzico di amarezza, sovrastata dalla soddisfazione per un risultato del genere in un field che ha contato 6.352 partecipanti. A mente fredda il player campano ha dichiarato che, nel caso fosse riuscito ad entrare al tavolo finale e piazzarsi nelle prime posizioni, quelle alle quali viene assegnato un premio multimilionario, avrebbe preso in considerazione l'ipotesi di smettere di giocare a poker come lavoro.
In tanti hanno sollevato dubbi su questa sua affermazione, portando l'esempio di molti campioni del poker live che hanno continuato a giocare anche dopo il grande risultato, che non sia necessariamente la vittoria nel torneo più importante del mondo. un esempio su tutti è il grande vecchio del poker live Doyle Brunson, che alla veneranda età di 79 anni, e dopo aver vinto per ben due volte il Main Event delle World Series, continua a partecipare ai grandi tornei di poker e a piazzare bandierine, com’è capitato proprio al Main Event di quest'anno nel quale ha chiuso al 409esimo posto.
In effetti però il grande “Texas Dolly” non gioca assolutamente più con la frequenza di un tempo. Ormai il poker per lui non è più un lavoro ma continua, e non potrebbe essere altrimenti, ad essere una parte importante della sua vita.
C'è chi invece ha fatto il grande colpo e si vede in maniera sempre più rada ai tavoli di poker live. Come Jamie Gold, vincitore nel 2006 del Main Event WSOP con il più alto numero di partecipanti. Torneo che gli fruttò $12 milioni. Ebbene Jamie, che non era un giocatore professionista, ha provato a sfondare nel poker online prima e come coach di poker live dopo. Senza avere troppa fortuna in entrambi i casi. Ebbene di lui si hanno notizie solo per sporadiche apparizioni ai tornei o del fatto che il suo braccialetto di campione del 2006 è stato venduto all'asta. Di sicuro lui, pur avendo un bankroll che gli avrebbe permesso di potervi riuscire, è uscito dal mondo del poker professionistico. O forse non vi è mai davvero entrato.
Un altro esempio al quale possiamo accostare Sergio Castelluccio è proprio Filippo Candio. Lui che è arrivato quarto al Main Event del 2010 ed ha incassato un premio di $3 milioni. Dopo un primo periodo di relax più che giustificato e meritato, Filippo ha ripreso a frequentare i circuiti di poker live con una certa frequenza. Continua poi a prendersi pause e a valutare le trasferte nel migliore dei modi, tanto che quant'anno non ha preso parte al Main Event delle WSOP.
Insomma non si è certo ritirato dal poker giocato. Ma non è più assiduo frequentatore dei tornei di un tempo. In effetti un risultato del genere è come un punto d'arrivo in carriera e pur per un giocatore giovane come Candio il bisogno di “grindare” i tornei di poker live scema incredibilmente.
Quindi il discorso di Castelluccio, che pure aveva specificato di aver raggiunto diversi ITM di prestigio in carriera, è alquanto condivisibile. Quando arrivi ad un risultato che può essere definito il coronamento di una carriera, allora puoi tranquillamente decidere di non giocare più a poker per professione ma solo per passione. Scegliendo con calma e in base a mille altre esigenze dove e quando giocare.