È uno dei players più apprezzati e vincenti e non a caso è una delle icone di Pokerstars, membro fisso da cinque anni del Team Pro della poker room dalla picca rossa. Ma essere un poker player non è tutto rose e fiori secondo Jason Mercier.
È uno dei players più apprezzati e vincenti e non a caso è una delle icone di Pokerstars, membro fisso da cinque anni del Team Pro della poker room dalla picca rossa. Ma essere un poker player non è tutto rose e fiori secondo Jason Mercier.
È uno dei players più apprezzati e vincenti e non a caso è una delle icone di Pokerstars, membro fisso da cinque anni del Team Pro della poker room dalla picca rossa. Ma essere un poker player non è tutto rose e fiori secondo Jason Mercier.
Sembra alla ricerca di un proprio equilibrio il player statunitense di poker live Jason Mercier, divenuto famoso con la vittoria all’EPT Sanremo del 2008. Da quel momento Jason non ha fatto altro che mietere successi e, a suo dire, vivere di poker in maniera piuttosto sregolata. Tanto che ad un certo punto nemmeno lui ne può più ed ha bisogno di prendersi una pausa, come racconta nel suo recente blog: “Sono tornato a casa, in Florida, dopo aver trascorso un intenso mese interamente dedicato al poker nel Vecchio Continente. Il viaggio in sé è stato fantastico, ma talvolta questi lunghi periodi fuori casa possono essere estenuanti da un punto di vista fisico, mentale e spirituale.”
Reduce da un mese a giocare le WSOPE ed altro ancora, Mercier ha bisogno di staccare la spina. E ci spiega nel dettaglio per quale motivo: “Ho una forte personalità e solitamente mi faccio coinvolgere a pieno nelle attività che mi interessano. Quando avevo tre o quattro anni, ero così preso dai miei videogame che i miei genitori hanno dovuto imporre dei limiti alla mia passione per la Nintendo. Altre volte mi è capitato di giocare tranquillamente per otto ore di fila. A distanza di quasi 25 anni, sto adottando lo stesso approccio nel poker, solo che non posso contare sui miei genitori per avere uno stop. Non è insolito per me affrontare sessioni da 40 ore, o almeno questa era la norma prima che arrivassi a un’importante conclusione: gli eccessi non sono salutari.”
Ma la cosa che lascia perplessi, senza dare necessariamente un giudizio alle sue scelte, è che Jason ha trovato questi equilibrio grazie alla religione. “Dalle WSOP ho cercato di modificare questo mio modo di vivere fatto di “tutto o niente”. Ho riflettuto sulla mia fede. Prima che interrompiate la lettura, la religione è sempre una questione che genera dibattito, voglio rassicuravi, non sono qui per fare proseliti. Ho combattuto a lungo con la mia fede. Sono un giocatore di
poker dopo tutto, e la logica è il mio pane quotidiano. La fede, dal punto di vista della definizione, è “una radicata credenza in qualcosa che non ha prove”. Io ho questa fede, e anche se è stato difficile certe volte, è un perfetto punto di partenza per la ricerca di un equilibrio.
Mi sono proposto di restare in contatto con la mia famiglia nel corso di questo mio recente soggiorno in Europa, qualche volta non sono riuscito a rispettare quanto mi ero promesso o almeno avrei voluto farlo più spesso. Parlare con la mia famiglia mi regala sempre un grande sostegno morale. È un po’ come quella sensazione che ti prende quando ti trovi a giocare una lunga sessione, le cose non stanno andando come previsto, e improvvisamente vinci un pot che cambia completamente la situazione. La famiglia e la fede sono le mie medicine per i momenti in cui il poker comincia a logorarmi e lo squilibrio si impadronisce di me.”
Quindi Jason ha deciso di prendersi un periodo di riposo di almeno due mesi. Per poi tornare più in forma di prima al prossimo PCA delle Bahamas. “Due mesi potrebbero non sembrare un lungo periodo, ma è la pausa più lunga che ho mai preso da quando ho iniziato a giocare, circa dieci anni fa. Devo molto a questo gioco. Mi ha offerto centinaia di opportunità e aperto tante porte, che altrimenti non avrei mai potuto avere. Amo giocare a poker, sarà sempre una parte di quello che sono, ma ho bisogno di più equilibrio nella mia vita, ed è venuto il tempo di conquistarlo.”