L’immagine pubblica dei calciatori può essere danneggiata dal poker?

Ultimamente è tornato di moda il binomio tra poker e calcio. Molti famosi sportivi come Neymar e Cristiano Ronaldo hanno legato la loro immagine al nostro amato gioco, eppure resistono ancora stereotipi vecchi di decenni. Come si spiega questo paradosso?

Ultimamente è tornato di moda il binomio tra poker e calcio. Molti famosi sportivi come Neymar e Cristiano Ronaldo hanno legato la loro immagine al nostro amato gioco, eppure resistono ancora stereotipi vecchi di decenni. Come si spiega questo paradosso?

 

Al recente EPT di Barcellona abbiamo visto in azione ai tavoli Neymar e Pique, due campioni blaugrana che si sono divertiti con le carte in mano e hanno fatto divertire tutti i presenti. Cosa c’è di più bello di una cosa come questa per il gioco? Due campioni dello sport che decidono di cimentarsi contro giocatori molto più bravi di loro, all’insegna della sana competizione. Per i pokeristi sicuramente è stato molto stimolante, ma la stampa generalista spagnola ha dimostrato ancora una volta come il poker sia legato a vecchissimi stereotipi… I giornalisti hanno attaccato il passatempo dei due calciatori, giudicato poco sano dai più.

 

Quando un giocatore si concede una partita a poker, ecco che si punta il dito contro l’azzardo e lo sperpero del denaro. Come se ai calciatori milionari spostasse tanto un torneo da poche migliaia di euro… E pensare che ultimamente dei campionissimi del calibro di Cristiano Ronaldo e il già citato Neymar hanno legato la loro immagine al sito PokerStars leader del mercato online. Questo dovrebbe far immaginare un connubio positivo tra queste due realtà.

 

Vieri pokerista

Eppure ogni volta si ripete la stessa storia. Anche l’ex bomber italiano Vieri ha avuto un sacco di grane dalla sua passione per il poker, tanto per citare un caso. Forse qualcuno di voi si ricorderà del caso Riera (ex Udinese) al quale è stato addirittura rescisso il contratto in seguito ad un torneo disputato al casinò Perla di Nova Gorica.

 

Dunque come funziona questo paradosso? Forse un calciatore può aiutare a costruire l’immagine ‘sportiva’ del poker tra gli appassionati, però poi lo stesso calciatore deve per forza essere additato come un ludopatico nel suo ambiente calcistico? Le room quindi devono sborsare tanti soldi ai loro testimonial proprio per far fronte a questo danno d’immagine? Un bel dilemma.

 

Non sappiamo se sia esattamente così ma di sicuro i calciatori continuano ad essere attratti dal poker e dalle sue dinamiche. Che lo giochino pubblicamente o in privato, dichiarando o meno la propria passione, è un altro discorso. Ci auguriamo ovviamente che qualcosa possa ancora cambiare in futuro.

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