Inizio oggi una nuova rubrica settimanale che ho deciso di intitolare ‘C’era una volta…’. Ogni venerdì mi tufferò nei ricordi del poker texas hold’em raccontando le carriere di quei giocatori che oggi hanno smesso di fare la storia.
Inizio oggi una nuova rubrica settimanale che ho deciso di intitolare ‘C’era una volta…’. Ogni venerdì mi tufferò nei ricordi del poker texas hold’em raccontando le carriere di quei giocatori che oggi hanno smesso di fare la storia.
Inizio oggi una nuova rubrica settimanale che ho deciso di intitolare ‘C’era una volta…’. Ogni venerdì mi tufferò nei ricordi del poker texas hold’em raccontando le carriere di quei giocatori che oggi hanno smesso di fare la storia.
Tuttavia, il mio primo personaggio non sarà una giocatore in carne ed ossa, bensì il poker stesso, o meglio il texas hold’em, il poker sportivo. Di strada infatti ne ha fatta il poker, quello sportivo. Basta ricordare che nel 1970, nella prima edizione delle World Series of Poker, il main event fu giocato da appena 7 giocatori. Torneo vinto da Johnny Moss, ripetendosi l’anno successivo e nel 1974, vincendo in tutto tre titoli del main event. In carriera riuscirà poi complessivamente a vincere nove tornei delle World Series of Poker. Ma questa è la storia di Johnny Moss e forse la racconteremo un’altra volta, oggi vi racconterò, per quanto potrò, del poker texas hold’em.
Appunto sono passati quasi 46 anni da quel 1970 e oggi i partecipanti al main event hanno raggiunto numeri con tre zeri. Una crescita incredibile grazie anche all’edizione del 2003 delle Wsop, che vide trionfare Chris Moneymaker su 839 iscritti. Chris vinse oltre due milioni di dollari spendendone appena 50, grazie ad un satellite vinto online. Questo cambiò le regole del gioco. Fino al 2003, infatti, il numero di partecipanti cresceva già in anno in anno, ma di 50, 100, massimo 200 iscritti l’anno. Invece, dopo la vittoria di Moneymaker, si è passati da 839 iscritti a ben due mila e cinquecento, fino ad arrivare agli oltre otto mila, quasi nove mila, del 2006. Negli ultimi cinque anni invece i numeri si sono assestati intorno ai sei mila, sette mila.
Il 2003 è stato dunque l’anno clou per il poker sportivo. In quell’anno ci fu quello che noi oggi chiamiamo il Boom del Poker. Diventare il nuovo campione del mondo di poker era diventato possibile a tutti, e lo è tutt’oggi. Campione del mondo anche senza dover sborsare grosse cifre, grazie ad internet e alla nascita delle poker room online. Vincere milioni spendendo pochi dollari era un sogno diventato realtà. Anche perché il poker, come sappiamo, è accessibile a tutti, giovani, anziani, donne, palestrati, magri.
Ma fu anche la televisione a cambiare le regole del gioco, perché il poker sempre in quei anni entrò di prepotenza nelle case delle persone e anche e soprattutto nelle case degli italiani. I canali satellitari più importanti, come Eurosport, ad esempio, cominciarono a trasmettere partite di poker in tv. Da lì a poco anche le reti nazionali si interessarono al poker e contemporaneamente, aprivano i primi circoli di poker. In quegli anni andavi a dormire e il giorno dopo scoprivi che si era aperto un nuovo circolo in città, l’ennesimo.
Andavi a giocare a calcetto, a mangiare una pizza o a bere una birra con gli amici, e tra gli argomenti di conversazione c’era il poker. Chi raccontava di essere andato a giocare in un circolo, chi di aver scoperto un sito dove giocare online, chi di averlo visto in tv. Il poker quasi quasi aveva declassato l’argomento donne e calcio in seconda e terza posizione. A volte, eri fermo alla stazione dell’autobus, oppure al bar a prendere un caffè, e non era raro ascoltare persone parlare di poker.
Ma la linea dell’interesse verso il poker è ben presto crollata, come oggi ben sappiamo. La colpa? Trovarne una è impossibile. Vari fattori hanno contribuito a questa rapida discesa. Il Black Friday ha messo indubbiamente in ginocchio il mercato statunitense, mentre in Italia possiamo dare la colpa alla chiusura dei circoli, alla mancata regolamentazione del poker live, che tutt’ora aspettiamo. Un altro errore è stato aprire il mercato .it. Oggi infatti si spera si possa presto aprire un mercato .eu, per aumentare traffico nelle room. Poi anche l’introduzione del cash game ha fatto anche la sua parte. L’interesse scemato da parte delle tv nei confronti del poker, che non considerano tale gioco abbastanza televisivo, e forse non hanno tutti i torti. E infine i moralisti, coloro i quali nel nostro paese puntano il dito contro il poker, essendo un gioco d’azzardo. Tuttavia, nonostante mille difficoltà, il poker è ancora qui, che produce nuovi talenti e regala emozioni nuove ogni anno.
Certo gli anni del Boom del poker oggi sono lontani. Anni in cui il poker lo si poteva anche collocare in Italia come il terzo o quarto sport più seguito nel paese. Oggi non è più così, non c’è più quell’interesse, ma resta sempre un gioco, uno sport, più seguito di molti altri, anche se in molti si ostinato a non considerarlo come tale. Chiudo qui e vi aspetto venerdì prossimo con la prima puntata della nuova rubrica “C’era una volta…“.