C’è una relazione tra il poker e le doti necessarie per la conduzione di una trattativa diplomatica profittevole? Quali sono le qualità che il poker stimola maggiormente nel nostro cervello? Cerchiamo di far luce sulla questione!
C’è una relazione tra il poker e le doti necessarie per la conduzione di una trattativa diplomatica profittevole? Quali sono le qualità che il poker stimola maggiormente nel nostro cervello? Cerchiamo di far luce sulla questione!
C’è una relazione tra il poker e le doti necessarie per la conduzione di una trattativa diplomatica profittevole? Quali sono le qualità che il poker stimola maggiormente nel nostro cervello? Cerchiamo di far luce sulla questione!
Prendo spunto da un articolo pubblicato su huffingtonpost.com da Rebecca Tinsley intitolato “Why we must replace our diplomats with poker players” (Perché dobbiamo rimpiazzare i nostri diplomatici con i giocatori di poker) per affrontare un argomento che, credo, è di vitale importanza per l’accettazione e la conversione del poker nell’immaginario comune italiano. La Tinsley scrive di una classe politica, e dunque diplomatica, incapace per lo più di agire sul lungo termine, incapace di gestire la menzogna rendendola credibile fino in fondo, tutte doti che dovrebbero essere sempre incluse, dice, nel bagaglio delle qualità di un uomo di potere. Un’idea piuttosto machiavellica dei rapporti politici che tutti quanti vorremmo poter dire decaduta e desueta, ma che in fondo sappiamo essere, magari tristemente, ancora al centro dei rapporti di potere.

