Poker e diplomazia: cos’hanno in comune?

C’è una relazione tra il poker e le doti necessarie per la conduzione di una trattativa diplomatica profittevole? Quali sono le qualità che il poker stimola maggiormente nel nostro cervello? Cerchiamo di far luce sulla questione!

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C’è una relazione tra il poker e le doti necessarie per la conduzione di una trattativa diplomatica profittevole? Quali sono le qualità che il poker stimola maggiormente nel nostro cervello? Cerchiamo di far luce sulla questione!

 

 

Prendo spunto da un articolo pubblicato su huffingtonpost.com da Rebecca Tinsley intitolato “Why we must replace our diplomats with poker players” (Perché dobbiamo rimpiazzare i nostri diplomatici con i giocatori di poker) per affrontare un argomento che, credo, è di vitale importanza per l’accettazione e la conversione del poker nell’immaginario comune italiano. La Tinsley scrive di una classe politica, e dunque diplomatica, incapace per lo più di agire sul lungo termine, incapace di gestire la menzogna rendendola credibile fino in fondo, tutte doti che dovrebbero essere sempre incluse, dice, nel bagaglio delle qualità di un uomo di potere. Un’idea piuttosto machiavellica dei rapporti politici che tutti quanti vorremmo poter dire decaduta e desueta, ma che in fondo sappiamo essere, magari tristemente, ancora al centro dei rapporti di potere.

 
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Niccolò Machiavelli, autore de ‘il Principe’
 
Il poker da questo punto di vista è una palestra più che mai valida. Prima di tutto insegna a pensare al lungo termine e ci costringe ad applicare i precetti che da esso scaturiscono. Pensare agli effetti di una decisione non è affatto cosa nuova per i giocatori di poker e farlo velocemente è una dote certamente non trascurabile in loro.
 
Anche per quanto riguarda la capacità di mentire e raccontare storie verosimili preoccupandosi di testare gli effetti di ciò che stanno raccontando osservando le reazioni del loro avversario il giocatore di Poker è sufficientemente allenato. Il bluff è anche e soprattutto costituito da queste componenti, essenziali nel poker come nelle trattative.
 
Quindi il poker è una palestra per diplomatici? Credo che al di la dell’applicazione delle doti che il poker insegna se non altro ad allenare, uno dei più grandi pregi di questo gioco sia quello di essere prima di tutto una palestra per il cervello e per il raziocinio, una palestra nella quale il frutto delle nostre fatiche trova un riscontro al termine di ogni mano. 
 
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Trattativa? No, è un Heads Up
 
Arrivati a questo punto sarebbe troppo semplice asserire che i nostri politici dovrebbero fare qualche partita a poker per migliorare le loro abilità diplomatiche. In realtà, in un mondo ideale, sarebbero i giocatori di poker a dover imparare dal “Principe” le doti machiavelliche necessarie per la conduzione di trattative efficaci, non il contrario, e Rebecca Tinsley in quel mondo ideale probabilmente non avrebbe scritto punto il suo articolo; ma siccome siamo nel nostro solito mondo, come tutti i santi giorni, il pezzo di Rebecca avrebbe forse dovuto intitolarsi “Perché siamo ridotti talmente male da poter pensare di rimpiazzare i nostri diplomatici con i giocatori di poker?”, ma forse era davvero troppo lungo come titolo…
 
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scritto da Luca ‘ilFilosofo‘ Barbi

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