Cominciamo un lungo viaggio alle origini del poker online, raccontandovi nel dettaglio come è nato un fenomeno di proporzioni mondiali. Una bella storia che ci fa capire come la parola d’ordine nella vita sia solo una: crederci. Sempre.
Cominciamo un lungo viaggio alle origini del poker online, raccontandovi nel dettaglio come è nato un fenomeno di proporzioni mondiali. Una bella storia che ci fa capire come la parola d’ordine nella vita sia solo una: crederci. Sempre.
Cominciamo un lungo viaggio alle origini del poker online, raccontandovi nel dettaglio come è nato un fenomeno di proporzioni mondiali. Una bella storia che ci fa capire come la parola d’ordine nella vita sia solo una: crederci. Sempre.
Quando all’ex ingegnere della marina canadese, Randy Blumer, venne la stramba idea di lanciare una sala da poker nel cyberspazio, più di quindici anni fa, tutti i suoi amici lo presero per pazzo. “Come si fa a giocare a poker se non puoi neanche vedere in faccia i tuoi avversari?”, continuavano a ripetergli. “Non si potrà più bluffare e sarà il paradiso dei bari e della collusion”. In poche parole, secondo quasi tutti gli amanti del poker come lui, si trattava di un progetto strampalato, che non sarebbe mai andato da nessuna parte.
Sin da quando i pistoleri dal grilletto facile del Vecchio West si sono seduti al tavolo da poker, l‘abilità di poter interrogare gli avversari, alla ricerca dei cosiddetti ‘tell’, aveva sempre rappresentato una parte fondamentale del gioco. Anche per questo motivo Blum non riusciva a trovare qualcuno che lo supportasse in questa sua idea, l’idea del poker online. Ma che ne sarebbe dell’Italia, se Garibaldi avesse ascoltato tutti quelli che gli dicevano che in mille non sarebbero andati da nessuna parte?
E infatti, con coraggio e un pizzico di follia, Randy Blumer tirò dritto per la sua strada e alla fine riuscì a raccogliere la modesta cifra di 30.000 dollari da pochissimi investitori. Dunque qualcuno disposto a daregli fiducia c’era: la ASF Software. Nel giro di poco tempo, l’azienda e Blumer siglarono l’accordo, impacchettarono i server e li portarono a San Jose, nel Costa Rica, dove trovarono un ISP (Internet Service Provider) che faceva al caso loro.
Gli albori del poker online
Così, Planet Poker vide la luce alla fine del 1997, in qualità di sito dove si poteva giocare a poker gratis. Ma a partire dal 1 gennaio 1998, Planet Poker cominciò a offrire le prime partite a soldi veri: da un giorno all’altro, per giocare a poker non bisognava più andare in un casinò; bastava accendere un computer, connettersi tramite modem e navigare grazie a questo strano, nuovo ‘mostro’ chiamato Internet. Una volta scaricato il software, il gioco era fatto.
Come ha ricordato lo stesso Blumer in un’intervista, c’erano alcuni giocatori che giocavano 10-12 ore di fila prima ancora che la piattaforma si convertisse al gioco ai soldi veri. Fu chiaro fin da principio che, nonostante i player non potessero guardarsi in faccia, Planet Poker aveva cominciato a colmare quello che era un vuoto prima d’allora assoluto.
Esteticamente, Planet Poker fu il precursore dei tavoli e degli avatar così come li conosciamo oggi. Ad accogliere i giocatori c’era un usciere tutto pixellato; niente tecnologia Flash, ma grafiche semplici per ridurre il lag dei computer, che facevano fatica a comunicare con i server del Costa Rica. D’altra parte era ancora l’epoca della 56k. Quando ti andava bene. Sì, perché la connessione media andava a 28k e per scaricare i 3,9MB di Planet Poker ci volevano circa 16 minuti. Roba che con la velocità di oggi, a dire tanto, basta un minuto scarso.
Erano i primi anni del World Wide Web, dove i software andavano in crash che era un piacere. Non mancavano i problemi neppure su Planet Poker: schermate che si ‘congelavano’ all’improvvisom, software che andavano down nel bel mezzo di un piatto, sito che addirittura poteva risultare offline per giorni e giorni. La fortuna di Blumer fu che all’inizio non aveva competitor: nel 1998, chi voleva giocare a poker online doveva sopportare tutte le fragilità di Planet Poker.
Continua…