Se c’è un mestiere che sviluppa a dismisura l’ego questo è sicuramente il poker. Non esiste top player mondiale senza un ego fottutamente grande. Navigando per l’etere si possono trovare interessanti aneddoti al riguardo. Ve ne racconto qualcuno.
Se c’è un mestiere che sviluppa a dismisura l’ego questo è sicuramente il poker. Non esiste top player mondiale senza un ego fottutamente grande. Navigando per l’etere si possono trovare interessanti aneddoti al riguardo. Ve ne racconto qualcuno.
Se c’è un mestiere che sviluppa a dismisura l’ego questo è sicuramente il poker. Non esiste top player mondiale senza un ego fottutamente grande. Navigando per l’etere si possono trovare interessanti aneddoti al riguardo. Ve ne racconto qualcuno.
Anni fa Phil Hellmuth voleva pubblicare un album di canzoni dal titolo THE PHIL HELLMUTH POKER ALBUM. “Ah perché tu canti?” gli è stato chiesto durante una cena. “No, assolutamente” la risposta di Phil. “Allora scriverai testi di canzoni sul poker?” “No, nemmeno quello” ribatte di nuovo “Ecco la mia idea. I cantanti quando fanno un album non usano mai tutto il materiale che hanno preparato. Io metterò insieme alcune canzoni scartate e le raccoglierò in un album”.
“Bhe, ma allora perché è il tuo album se le canzoni sono di altri? E perché è un album di poker?” Un pò spazientito Phil risponde: “Perché io avrò raccolto le canzoni! E perché io sono un giocatore di poker! Mi sembra ovvio!” Il suo interlocutore, con il doveroso rispetto che si porta ad un campione del mondo, replica: “Mi sfugge qualcosa, se è un album di canzoni ne scritte ne cantate da te che non parlano di poker, direi allora che non hanno niente a che vedere con il poker. E’ come se radunassi in un campo degli animali etichettandoli come 'LA FATTORIA DEL POKER DI PHIL HELLMUTH'.
Phil sospira esasperato, come se il suo concetto fosse di una semplicità imbarazzante e smette di parlare con un interlocutore che palesemente non è in grado di comprenderlo. Questi geni sregolati delle carte con delle evidenti lacune psichiche farebbero la fortuna di ogni psichiatra. Sentite cosa racconta Devilfish, al secolo Dave Ulliot. L’inglese, classe 1954, con una vita tumultuosa alle spalle, agli inizi della sua carriera pokeristica si spacciava per un gioielliere, non che lo fosse veramente, al massimo aveva comprato un banco dei pegni dopo essere uscito di prigione, solo che all’inizio del 2000 non trovava molto rispettabile dire che giocava tutto il giorno a poker.
Gran bevitore di the, una delle sue peggiori esperienze è stata quella in cui, a casa senza la moglie, dovette farsi il the da solo. “Telefonai a mia moglie e le chiesi dov’erano i cucchiaini. Lei mi disse in lavastoviglie. Io le disse: Quale cazzo di lavastoviglie?” Di sicuro mai diventerà un attivista per le affermazioni femminili sulla parità dei sessi! Non che Devilfisch non sia capace di provare dei sentimenti positivi.
Gli si sono riempiti gli occhi di lacrime d’amore e d’affetto quella volta che, lontano da casa per un torneo, telefonando alla famiglia, suo figlio di 6 anni per la prima volta ha riconosciuto la voce di suo padre al telefono, apostrofandolo così: “Ciao papà, vecchio stronzo! Come stai?” Chissà che dialoghi raffinati nella famiglia Ulliot! Il vero problema dei top player mondiali è che spesso i soldi danno alla testa e cercano di ottenere quello che non si può. E’ il caso dell’inglese Roland De Wolfe, uno dei pochi player a poter vantare una triple crow, avendo vinto un braccialetto WSOP, un titolo WPT ed un titolo EPT.
Roland si trovava a Las Vegas e dopo aver giocato a limiti parecchio alti ha chiamato l’host chiedendo di prenotargli un tavolo privato al Tryst, rinomato locale all’interno dell’Wynn Casino. L’inserviente però risponde picche dicendo che non è possibile. “Che vuol dire che non è possibile?” ribatte subito spazientito De Wolfe “Sono uno dei vostri principali giocatori ed esigo un tavolo!” “Forse le farebbe piacere prenotare per domani signore?” tenta la mediazione l’host “Oggi non è proprio possibile avere un tavolo al Tryst”.
Al che Roland da in escandescenza: “E’ uno scherzo del cazzo, vero? Io non voglio andarci domani, voglio andarci oggi. Pretendo ed esigo subito un tavolo! Mi chiami il direttore!” Con un sorriso beffardo, colmo di vittoria, l’inserviente del casinò gli risponde: “Va bene signore, le chiamo immediatamente il direttore, ma neanche lui potrà esaudire la sua richiesta. Oggi il Tryst è chiuso…..”
Marco Zanini
Da anni sono appassionato di poker sia live che online e mi diverto a scrivere di texas hold’em. Mi piace viaggiare, leggere e giocare a calcio.