Secondo voi qual è il mestiere più duro e difficile al mondo? Il minatore cinese? Il venditore di cocco in spiaggia? Il predone del deserto? No! Siete completamente fuori strada. Il mestiere più duro e difficile al mondo è di gran lunga quello del dealer!
Ma si, il dealer, quella figura mitologica metà uomo e metà mazzo di carte, sempre seduto ad un tavolo da poker intento a mescolare, smazzare, raccogliere e spostare chips. In italiano è traducibile con “il mazziere”, ma ovviamente fa molto più figo pronunciarlo all’americana. Anche il cantautore emiliano Luciano Ligabue gli ha dedicato una canzone: una vita da mediano, mica come quella di Negreanu, a recuperar le carte, nato senza i cooler di Hellmuth vinti sempre ad arte.
D’altronde il mazziere non solo è colui che gestisce il mazzo, ma anche quello che si fa il mazzo e a cui viene fatto il mazzo quando un player (pardon, giocatore) ritiene di aver subito un’ingiustizia divina. I dealer, categoria spesso ingiustamente bistrattata che viaggia di pari passo alla stregua degli arbitri di calcio, dei preti e dei carabinieri. Ormai durante una pausa di un torneo si sentono più barzellette sui di loro che non sull’arma dei carabinieri. Sapete quanti dealer ci vogliono per regolare il clock tournament? No va beh, lasciamo perdere…
Chissà quanti ne abbiamo incontrati durante le nostre partite ai circoli e nei casinò, poca fama e poca gloria per i dealer, ma solo tante ore passate cercando di tenere al massimo
la concentrazione, evitando di “bruciare” carte e di non incasinarsi con le chips. Io mi son sempre chiesto come reagirei se in un prossimo futuro, un bel giorno mio figlio mi dicesse: “Papà, da grande voglio fare il dealer!” Incoraggiarlo e supportarlo o parlargli dei rischi da stress postumo derivante da una vita da dealer?
D’altronde è purtroppo unanimemente risaputo che solo attraverso un lungo e tortuoso processo sociale un dealer viene accettato dalla comunità; come dei novelli cristiani ai tempi dell’antica Roma dell’imperatore Diocleziano, i dealer sopportano stoicamente tutte le persecuzioni che le bislacche frequentazioni lavorative li portano a subire. Secondo me, ma prendetela ovviamente come una valutazione del tutto personale e soggettiva, il vero problema del dealer resta comunque il materiale umano con il quale si deve quotidianamente relazionare per lavoro, per svariate ore della serata, che troppo spesso è scarsamente performante per non dire intellettualmente deficitario.
Va anche detto infatti che molti player non rendono la vita semplice ai dealer. Ho visto gente rilanciare con una chips da cinquemila dichiarando: “milleottocentosettantacinque” con il dealer presente al tavolo che lo osservava con uno sguardo vacuo come quello di un’allodola sopra un ramo di una quercia, ma che se poteva scendere (dalla sedia, non dal ramo) sarebbe andato dal player in questione urlandogli in faccia: “ma non potevi stare a casa tua a giocare online per fare un rilancio di milleottocentosettantacinque? Proprio qua dovevi venire a giocare ‘stasera, con tutti i circoli che ci sono in provincia!”
Questo articolo è dedicato con simpatica ironia a tutti i miei amici dealer che non mi negano mai un sette e due off quando sono di bottone od un bell’asso al flop quando in mano ho una luccicante coppia di Kappa.
Da anni sono appassionato di poker sia live che online e mi diverto a scrivere di texas hold’em. Mi piace viaggiare, leggere e giocare a calcio.