Il mercato internazionale spera nell’ascesa del poker in Cina, ma il presidente Xi Jinping non sembra molto d’accordo. Il segretario del partito comunista dichiara infatti guerra al poker e al mahjong, giochi molto popolari tra i suoi funzionari.
Il mercato internazionale spera nell’ascesa del poker in Cina, ma il presidente Xi Jinping non sembra molto d’accordo. Il segretario del partito comunista dichiara infatti guerra al poker e al mahjong, giochi molto popolari tra i suoi funzionari.
Il mercato internazionale spera nell’ascesa del poker in Cina, ma il presidente Xi Jinping non sembra molto d’accordo. Il segretario del partito comunista dichiara infatti guerra al poker e al mahjong, giochi molto popolari tra i suoi funzionari.
Ultimamente si è parlato molto delle nuove mete del poker internazionale, che sembra fare molto affidamento sulla Cina, la nazione più popolosa del mondo. Ecco però che arriva una notizia non molto positiva a stroncare le speranze a riguardo… Il presidente Xi Jinping ha deciso infatti di prendere dei provvedimenti contro i funzionari del suo partito, appassionati a giochi come il poker o il mahjong. La nuova lotta del presidente è stata resa nota dal ‘Quotidiano del Popolo’.
Il quotidiano spiega così la faccenda: “Il fenomeno di funzionari comunisti che si recano in vacanza nelle aree rurali per divertirsi giocando a mah-jong e a poker deve decisamente finire. Il denaro pubblico viene speso per visitare luoghi di importanza storica in nome dello studio e non per andarsene in posti antichi a divertirsi“.
A quanto pare è in atto una campagna contro la corruzione, che ha colpito finora soprattutto avversari politici del presidente. Tra i provvedimenti presi, si registra anche una netta diminuzione dei viaggi all’estero e dei banchetti, che spesso venivano offerti dagli alti funzionari ai loro ospiti.
Ai funzionari è stato vietato inoltre di recarsi a giocare d’azzardo nei casinò della vicina Macao, per i quali rappresentano la principale fonte di profitti. Nei giorni scorsi è stato annunciato che verranno chiusi i club privati che sorgono in edifici storici e parchi, molto comuni in tutta la Cina e in particolare a Pechino.
In Cina dunque sembra esserci una piccola rivoluzione in atto, non solo contro il gioco ma contro un certo stile di vita, poco consono all’immagine del partito comunista. Se davvero verrà fatta piazza pulita, ci sono poche speranze per il poker di prendere veramente piede nel Paese…