Arte e Poker: un binomio lungo un secolo!

La nostra grande passione non è passata inosservata agli occhi dei più grandi artisti degli ultimi due secoli. Ma come è stato recepito il poker? Com’è visto il giocatore che accetta il rischio e la sfida per vivere come vuole la sua vita?

La nostra grande passione non è passata inosservata agli occhi dei più grandi artisti degli ultimi due secoli. Ma come è stato recepito il poker? Com’è visto il giocatore che accetta il rischio e la sfida per vivere come vuole la sua vita?

 

 

 

Il gioco d’azzardo, o meglio, una sua accezione romantica e forse ormai desueta, ha ispirato spesso affascinanti racconti e delicate poesie. L’immagine decadente del giocatore che, non per forza vincente, prende la vita stessa come un azzardo o una scommessa, ricalca la certi stereotipi dell’anima dannata e del più tardo male di vivere caro all’esistenzialismo tra otto e novecento.

 
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Paul Cezanne, Giocatori di carte
 
L’arte ha insomma riciclato l’immagine dell’uomo che rischia utilizzando spesso questo aspetto come metafora di una società che, nelle sue mille codifiche e nei suoi tanti vincoli sociali, non permette più all’uomo di sentirsi Eroe e protagonista della sua vita; e a ben vedere, sono gli stessi personaggi reali, quelli che vanno via via costituendo il mito o la leggenda, ad essere in primo luogo più di tutto e di tutti. Basti pensare a Stu Ungar, un innegabile talento che proprio per i suoi vizi ha abbandonato prematuramente questo mondo, ma non prima di aver ribadito, pur in un saliscendi inarrestabile, che lui era qualcosa di più, lui era il Genio e la poesia del gioco, l’eroe, che non sottostava alle leggi perché in fondo, per lui nemmeno valevano.
 
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Stu Ungar
 
Ma oltre alla realtà, dove esempi come quello di Ungar si contano purtroppo sulle dita di una sola mano in capo ad un secolo, c’è l’arte che costantemente cerca di ricalcare e rappresentare le componenti più affascinanti e misteriose della vita di ogni giorno. E proprio per lasciare sfumare questo piccolo contributo vorrei lasciarvi alle note di una canzone che credo possa riassumere perfettamente tutto quanto. È di Vecchioni: L’uomo che si gioca il cielo a dadi.
 
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scritto da Luca ‘ilFilosofo‘ Barbi

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