Come ci comporteremo quando nostro figlio ci domanderà cosa facciamo tutte quelle ore davanti al computer giocando a carte? Gli spiegheremo che il poker è una cosa per gli adulti, o cercheremo di spiegargli qualcosa sulla teoria?
In un forum online in lingua inglese mi è capitato di trovare, qualche tempo fa, un’interessante discussione in merito all’eventualità di decidere se insegnare il poker ai nostri figli. L’argomento mi ha colpito non poco poiché mette sul piatto della bilancia componenti del rapporto padre/figlio veramente importanti e, a ben vedere, antitetici tra loro. Volendo percorrere per lo più i due filoni più comuni potremmo argomentare dicendo che se da una parte la condivisione delle proprie passioni sta al centro di un rapporto così delicato, dall’altro abbiamo a che fare con un gioco che, pur sapendo trattarsi di uno Skill Game, mette facilmente al centro delle proprie dinamiche il “giocare soldi per guadagnare soldi”.
I grandi campioni dell’Online certo affascineranno i più giovani ma spesso non bisogna incoraggiarli nell’emulazione
Ma cercando di oltrepassare la prima coltre di dubbi, che sembrerebbe far pendere l’ago della bilancia verso un irrimediabile silenzio, la scoperta e la peregrinazione mentale si rivela essere molto più interessante ed intrigante di quanto non sembri in prima battuta. Cosa ci insegna il poker?
Rischio rispetto alla ricompensa. Il poker ci educa a valutare i rischi prima di cercare di ottenere qualcosa e, com’è ovvio per un giocatore, se il rapporto rischio/ricompensa rappresenta qualcosa di vantaggioso per noi e la nostra vita — volendo allargare il discorso al di fuori del mero tavolo verde – allora potremo accettarlo e farcene carico. In caso contrario dovremo desistere e non avremo perso granché.
La gestione dello stack fa crescere la sensibilità verso il rapporto disponibilità/limite di spesa
Informazioni incomplete. Attraverso il processo decisionale del poker ci abituiamo a gestire le situazioni delicate e a prendere decisioni difficili anche se non siamo in possesso di tutte le informazioni che ci servirebbero per attuare una scelta certa. Ci alleniamo costantemente ad avere un thinking process che vaglia i possibili scenari futuri secondo un determinato grado di probabilità, uno stile di pensiero che, anche nella vita di tutti i giorni, ci renderà molto più forti e decisi.
Controllo del Tilt. Quante volte nella vita ci capitano Bad Beat ben più gravi di quelle nelle quali ci si imbatta ad un tavolo da poker? Purtroppo nessuno è esentato da questo ingrato fato. Il poker arriva anche qui, abituandoci a mantenerci il più possibile lucidi nei momenti più stressanti o comunque a riconoscere i momenti durante i quali la nostra obiettività viene meno.
Senza volermi dilungare troppo, devo però sottolineare come tutti questi piccoli ma importanti insegnamenti non possano che migliorarci nella quotidianità. Certamente non è pensabile – e non era mia intenzione farlo – concludere l’argomento dopo queste poche righe di riflessione. Il dibattito è aperto e, anche se le ragioni qui esposte vanno più a favore del sì, il convincimento non era intenzione. Resta infatti un dovere individuale la giusta ponderazione di un tema così interessante quanto delicato.
scritto da Luca ‘ilFilosofo‘ Barbi