Stile Loose Aggressive: Siamo tutti dei campioni?

Daniel Negreanu, Dario Minieri, Phil Ivey, John Juanda o Tom ‘Durrrr’ Dwan: illustri esponenti del gioco Loose Aggressive. Ma è davvero così obbligatorio giocare LAG anche quando in realtà la stoffa del giocatore porti da tutt’altra parte?

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Daniel Negreanu, Dario Minieri, Phil Ivey, John Juanda o Tom ‘Durrrr’ Dwan: illustri esponenti del gioco Loose Aggressive. Ma è davvero così obbligatorio giocare LAG anche quando in realtà la stoffa del giocatore porti da tutt’altra parte?

 

Voglio diventare un giocatore loose! Perché? Bhè, primo perché… e cala il silenzio. La moda del player LAG si è ormai talmente insinuata nella nostra mente che non abbiamo nemmeno più la consapevolezza che pur sempre di moda si tratta. Giocare Loose è un dogma prima di tutto, o una giustificazione dopo qualche analisi più approfondita. Ma oltre a questa filosofia spicciola, molto spesso ci rendiamo conto che le idee in merito sono alquanto vaghe e non è preciso il confine tra credenza popolare e realtà dei fatti. Se parliamo con un profano che gioca a poker senza un atteggiamento dedito allo studio, ci dirà che i grandi del poker sono in grado di giocare un qualsiasi paio di carte, in altri casi sentiremo dire che “al giorno d’oggi vincono solo i giocatori loose aggressive!“.

 
Ma il problema di fondo non è se vincano di più i Tight o Loose, bensì: siamo capaci di giocare loose aggressive? In realtà, o almeno molto probabilmente, solo una minima percentuale di quanti si credono ottimi LAG lo sono realmente e, molto spesso, trovandomi tra i tavoli dei tornei italiani più importanti, ho come la sensazione che LAG abbia assunto un significato paragonabile a “butto le chip a caso sperando di centrare qualcosa”, atteggiamento sempre poco ortodosso, specialmente quando ci si prenda talmente tanto sul serio da giungere a rischiare migliaia di Euro in un singolo torneo. 
 
Essere loose significa giocare sempre sul filo di un ipotetico rasoio, fatto da decine di lame pronte a tagliarvi lo stack fino a renderlo così invisibile che anche il floorman non vedendolo vi chiederà di uscire e dichiarerà Sit Open Table X. Essere loose significa costante attenzione al gioco degli altri, significa sforzo immane per portare a casa i piatti. Significa recita perfetta e perfezione nel dimensionamento delle puntate. Perfezione nel calcolo di odds, pot odds e implied odds. Significa essere più scaltri dell’avversario nel gioco post flop e, soprattutto nel caso in cui si voglia eccellere, significa detenere almeno un briciolo di genialità.
 
http://www.pokeritaliaweb.org/notizie-poker/poker-estero/john-juanda-2011-dimenticare.htmlGiocare LAG è insomma difficilissimo, chi lo sa fare nel modo migliore lo riconoscerà sicuramente. Lo stress è pressoché continuo e non abbiamo molti momenti per rilassare la mente, perché il ritmo è incalzante, almeno nelle fasi in cui ha senso essere LAG, ovvero quando con lo stack che abbiamo davanti possiamo permettercelo. Chiamare 3BB con 15BB totali con 7c 5c non è una mossa Loose, è semplicemente una mossa idiota, ma in molti tendono colpevolmente a fare confusione. Il LAG invece non è idiota, anzi, è molto scaltro e sa perfettamente quando deve diventare una roccia.
 
Ricordo Juanda all’EPT di Londra. Tre tavoli left e John martella come un fabbro sul suo ferro rovente. Aggressione continua, tutti i colpi, ha history, riesce a prendersi vantaggi su ogni giocatore seduto al suo tavolo: e nel frattempo macina chip, senza mai mostrare le carte. Due tavoli left e di John Juanda non si sente più parlare nemmeno per errore, come se non esistesse. Sta osservando le sue prede, come un animale ancora impaurito che nascosto da occhi indiscreti sta elaborando un piano d’attacco. Non muove più una chip oltre ai bui fino a fine giornata. Domani è un altro giorno, una frase che ci diciamo spesso, e infatti al Day4 Juanda rilancia e 3betta anche dalla camera d’albergo: conosce i suoi avversari oggi, può martellarli mentre sono caldi.
 
Essere LAG significa anche questo, sapersi fermare al momento giusto e scommettere sulle proprie carte solamente quando sappiamo che in un ragionevole grado di probabilità la scommessa potrà essere vincente sul lungo termine.
 
E così vuoi diventare un giocatore Loose nei tuoi tornei serali? No, magari parto per gradi e prima di tutto imparo a giocare un buon poker Tight. Poi si vedrà.
 

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