Urla, pugni e esultanze da stadio. È questo il poker italiano? Non solo, ma in larga parte l’emotività al tavolo da poker e attorno ad esso è un fattore peggiorativo del gioco di ogni giocatore. Non siete convinti? Vediamo allora il perché.
Stavo cercando di capire come fosse vissuto il poker dagli italiani, per lo meno dalla maggior parte di quelli che lo giocano. La domanda di fondo in realtà era un’altra: come mai gli italiani sono tra i giocatori più chiassosi quando si tratti di esternare le proprie emozioni, siano esse positive come negative?
In Italia tutto è tifo. Già proprio così, gli italiani vivono visceralmente ogni questione decisionale e, almeno in parecchi casi, ogni decisione. Apparentemente un problema da poco, completamente estetico e slegato dalle dinamiche di gioco che vengono poi ad instaurarsi al tavolo, ma che a ben vedere va poi a ricadere su fattori ed equilibri ben più delicati.
Tifosi?
Critica ed autocritica. Per prima cosa va analizzata la critica. Se ci attorniamo di persone che tifano per noi saremo molto meno aiutati nel continuo processo di miglioramento richiesto dal nostro gioco. L’unica cosa che andrà migliorando sarà il livello di autostima, fattore delicatissimo che richiede grandissima attenzione per mantenere un equilibrio sostanziale.
Il poker è un duello, sì, ma razionale
Tutti campioni… sfortunati. Proprio dalla mancanza di studio approfondito larga parte del field italiano si considera sfortunato. Più volte chiacchierando con questi “baciati dalla sfortuna” ho avuto modo di rendermi conto di come fossero completamente a digiuno di alcune nozioni di base sulle quali mai mi sarei aspettato di trovare una lacuna di comunicabilità. Non solo, le tesi della sfortuna divagano poi nella fantasia fino a raggiungere le classiche derive del rigged.
In conclusione, sembra proprio che un recupero nei confronti di una certa razionalità in luogo della presente emotività, sia necessario per il miglioramento costante di tutti i giocatori che vogliano percorrere una strada che conduca verso il professionismo.
scritto da Luca ‘ilFilosofo‘ Barbi