Jared Tendler è un Mental Coach sportivo che ha collaborato con molti grandi sportivi di fama mondiale e pochi giorni fa ha dedicato la sua attenzione ai November Nine di poker, donando loro qualche utile consiglio… mentale!
Essere un November Nine: quale appassionato di poker non l’ha sognato almeno una volta? Un grande risultato, in molti casi il migliore della propria carriera; un traguardo che ben difficilmente si taglierà una seconda volta nella vita e che dunque va sfruttato al massimo. Ma è proprio qui che si incontrano le prime difficoltà. Rifletteteci un momento: siete certi che potreste giocare il vostro A-Game a quel tavolo? Se la vostra risposta è un sì deciso, bhè, state mentendo a voi stessi e nemmeno ve ne rendete conto.
I November Nine 2011
Le emozioni sono molto difficili da tenere sotto controllo e il più delle volte ci sfuggono di mano avvallando la nostra parte irrazionale. Jared Tendler si occupa proprio di questo: controllare le emozioni, canalizzare le proprie energie mentali in modo da volgere a nostro favore una situazione che altrimenti ci risulterebbe molto stressante; Jared è un mental coach e probabilmente ogni November Nine di poker dovrebbe prestare orecchio ai suoi consigli.
La prima dritta consiste nel non cercare di stravoglere il proprio stile di gioco. Ormai mancano meno di due mesi al grande evento e non è pensabile cambiare radicalmente senza maturare nuovi leak e conseguenti insicurezze al tavolo; il tentativo di cambiare inoltre necessiterebbe di molto studio, cosa poco indicata se si vuole avere una mente veloce. Per i November Nine di poker è dunque necessario fare affidamento su tutto quanto imparato fin qui; certo un leak fixing è possibile, ma solo nel caso in cui si vogliano individuare e correggere i punti deboli più macroscopici.
Che ne dite? Lo vorreste?
Un altro precetto di vitale importanza secondo Jared consiste nell’evitare di sognare troppo. Certo, tutti quanti ci divertiremmo ad immaginarci campioni del mondo di poker, ma il rischio che corriamo è di immedesimarci troppo e di sottostimare le difficoltà che ancora ci attendono. Molto più profittevole sarebbe al contrario concentrarsi sulle decisioni difficili e sui momenti più duri della nostra prossima avventura: cosa farà quando e se sarò card dead per lungo tempo? Come mi sentirò dopo aver perso diversi piatti consecutivi? Come gestirò il tilt nel caso in cui vedessi delle buone starting hand ma dovessi avere a che fare con board in tutto sfavorevoli? Questo tipo di esercizio è molto più profittevole di quanto non sia quello che consiste nello svegliarsi la mattina e immaginarsi con un braccialetto d’oro al polso e il conto in banca pieno zeppo di dollari.
La cosa più importante però è divertirsi, e spero che tutti e nove i componenti del Final table di poker di quest’anno siano capaci di farlo. È il momento più alto della loro carriera e probabilmente stanno vivendo da mesi con l’adrenalina a mille; statisticamente non ricapiterà a nessuno di loro una simile esperienza, quindi, visto che i soldi guadagnati sono comunque molti, in questo periodo di mezzo dateci dentro e spassatevela! È un consiglio di un mental coach, e io sono pienamente d’accordo!
scritto da Luca ‘ilFilosofo‘ Barbi