Full Tilt Poker ritornerà mai? È una domanda che si pongono in molti e non solamente i creditori: tra quellle fila ci sono anche parecchi nostalgici, me compreso, che probabilmente sono tra i più delusi dall’evolversi della vicenda.
Ho scoperto che Full Tilt Poker non aveva i miei soldi e l’ho accettato, in fondo si trattava di dare la colpa al governo americano e al suo blocco repentino; per una volta ho potuto sospirare un “governo ladro” con un bacino d’azione intercontinentale e sotto sotto m’è anche piaciuto. Poi però quella iniziale sensazione di benessere ha iniziato a lasciar spazio ad un vuoto allucinante di comunicazione durante il quale mi chiedevo come mai una società come Tilt non diramasse un comunicato, uno straccio di messaggio che tranquillizzasse gli utenti… non si saranno mica offesi perché in molti gli hanno bloccato le transazioni tardive dai loro conti in banca?
Il Final Table che cambiava sfondo…
No, non si erano offesi stavano semplicemente studiando una contromossa. Full Tilt Poker non la volevano nemmeno cedere, perché in fin dei conti non c’era proprio niente da vendere, a meno di piazzare il colpo del secolo riuscendo a piazzare debiti facendoseli pure pagare. Molto più semplicemente stavano tutti cercando un modo come un altro per coprirsi le spalle al meglio avendo perfettamente afferrato il concetto: lo show è finito ragazzi, arrivederci e grazie.
Ma cos’era Full Tilt Poker? era davvero solamente una poker room online? Non credo; eravamo tutti attratti da quella poker room perché era fatta dai giocatori per i giocatori, perché quelli che ci giocavano la rappresentavano molto di più di quanto non fosse per le altre case da gioco. Eravamo attratti da quei maledetti tavoli High Stake che non ci lasciavano dormire la notte; ci piacevano le FTOPS e il fatto che prima o dopo ci sarebbero state anche le MINI FTOPS; ci piacevano quegli avatar dorati…
Il logo di full Tilt
Ci piaceva il fatto che ci fosse uno sfondo che cambiava per il tavolo finale, uno sfondo che ti faceva sentire ad un tavolo televisivo; e ci piaceva il fatto che i nomi dei pro fossero scritti in rosso e ce ne fosse almeno uno ogni razza di torneo che giocavamo, anche quelli da 2€: che cazzo di mass grinding si fanno sti pro???
Ci piacevano i suoni, le carte, lo store; ci piaceva veder la cassa piena dei soldi che avevamo vinto. Ci piaceva vedere la cassa… funzionante… Ci piaceva vedere Patrik Antonius per il login e Chris Ferguson nella Lobby, così come ci piacevano le innovazioni che solo li potevi trovare. Ci piaceva quel buffo pupazzetto che avevamo come avatar, la scritta true poker player e i video didattici girati da Tom Dwan dove giocava 3 tavoli razz, 2 stud h/l, 1 hold’em fixed, un paio di omaha, due briscole e tre scacchi… e vinceva soldi in tutti, anche a rubamazzo: e noi giù col mal di testa solo a provare a guardarlo.
Il team della red room
Ci piacevano tutte queste cose, sì, poi ci siamo svegliati e ancora facciamo fatica a capire che era tutto un sogno, un’illusione; ed ora che ci dicono che arriverà Tizio… ehm, no… Caio, anzi no, forse ancora Tizio… bhè che qualcuno prima o poi potrebbe arrivare e rifondarla, ci piace pensare che ritroveremo quello che abbiamo lasciato. Ma purtroppo credo proprio che siano speranze vane, perché nei legami affettivi troppo spesso la somma delle parti non è capace di ricostruire quell’intero che una volta rotto, è rotto per sempre.
scritto da Luca ‘ilFilosofo‘ Barbi